Martedì, 07 Febbraio 2023
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IL DRAMMA

La finta laurea e la morte, parla la mamma di Riccardo: "Non voleva deluderci. Mi sento responsabile"

"Indossava una maschera. Adesso penso e ripenso a qualche particolare a cui non davamo peso. Ci sembrava che Riccardo avesse soltanto qualche giornata strana, magari solo le scatole girate". Parla la mamma di Riccardo Faggin, il 26enne di Abano Terme (Padova), morto la notte del 29 novembre, dopo un incidente stradale. Inizialmente gli inquirenti avevano pensato a una fatalità, poi gli accertamenti: nessun segno di frenata, nessuno scontro con altre auto. L’ipotesi più accreditata è che sia stato un gesto volontario. Luisa Cesaron è la mamma, che oggi non si dà pace. Perché alla base di tutto forse c'è una bugia e l'incapacità di reggere un peso troppo grande.

Riccardo aveva fatto credere a tutti che il giorno dopo si sarebbe laureato in Scienze Infermieristiche. Ma nessuna sessione di laurea era in realtà in programma in Ateneo. “Proviamo ora un grande senso di colpa, perché non siamo riusciti a capire nostro figlio”, continua la madre della vittima. “Gli chiedevamo notizie. Gli dicevamo: muoviti. Gli ricordavamo che se non aveva niente da fare sarebbe dovuto andare a lavorare. Sono cose che tutti i genitori dicono. Ci sembrava la normalità. Lo abbiamo pressato, lo abbiamo aggredito”. Riccardo era uno studente in crisi, rimasto invischiato in una realtà parallela troppo grossa da gestire.  “Di fronte a questo baratro – continua – mi chiedo: quanto ha sofferto mio figlio? Lui non voleva deludere noi. Se solo ce lo avesse detto, avremmo provato ad aiutarlo. Non l’avremmo punito. Forse avremmo litigato, ma poi saremmo andati avanti dandogli una pacca sulla spalla. Oggi penso a tanti genitori e ai figli. A tutti dico: parlate tra di voi”.

Ieri aveva parlato anche il padre: «La responsabilità me la sento addosso. Mi rimprovero di non aver saputo leggere i segnali, di non avergli insegnato a essere più forte, almeno ad avere quella forza che serve per chiedere aiuto. Provo vergogna come genitore. Riccardo si è sentito in trappola - ha detto Faggin - e io, in questi 26 anni, non sono riuscito a trasmettergli la consapevolezza che, in realtà, non era solo, che mamma e papà potevano comprenderlo e sostenerlo nell’affrontare le difficoltà che la vita gli avrebbe messo davanti, fallimenti compresi».

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