Sabato, 28 Gennaio 2023
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IL CASO

Processo all'anarchico Cospito, deciderà la Consulta

Spetterà alla Corte costituzionale la decisione di concedere o meno le attenuanti all’anarchico Alfredo Cospito, accusato di aver piazzato nel 2006 due ordigni nelle vicinanze della caserma degli allievi carabinieri di Fossano (Cuneo). La Corte d’Assise d’Appello di Torino ha infatti deciso di inviare gli atti alla Consulta, accogliendo la questione di legittimità costituzionale sull'attenuante rispetto al reato di strage politica, per il quale il procuratore generale Francesco Saluzzo e il pm Paolo Scafi avevano chiesto l’ergastolo e dodici mesi di isolamento diurno per Cospito, 27 anni e un mese per la compagna Anna Beniamino.

Per gli avvocati difensori dei due militanti della Federazione Anarchica Informale l’azione era da considerarsi «di lieve entità». L’anarchico, già condannato per Fossano a vent'anni e a dieci anni per l’attentato all’ad dell’Ansaldo di Genova, Roberto Adinolfi, gambizzato nel 2012, nel caso venisse accolto l’attenuante rischierebbe una pena tra i 21 e 24 anni. Nonostante il rinvio degli atti, Cospito resterà in carcere, per scontare i 20 anni già inflitti per i fatti di Fossano, in quanto Saluzzo aveva mandato in esecuzione la precedente condanna. L’udienza si è aperta con le dichiarazioni spontanee dei due anarchici, in collegamento video, Cospito dal carcere di Sassari, Beniamino da quello di Rebibbia a Roma. «Sono stato raffigurato come un sanguinario, sono state estrapolate mie frasi prese da centinaia di scritti - ha detto - sono stato definito un professionista degli esplosivi ma così non è, ho fatto una sola azione violenta, a Genova ho sparato a un dirigente dell’Ansaldo colpendolo con una pistola a una gamba, per non usare esplosivi».

«Questo è un processo politico» per «una strage senza strage attribuita senza prove», ha sottolineato la donna. Alla fine delle dichiarazioni spontanee i compagni dei due anarchici presenti in aula, circa una decina, hanno lanciato slogan tra cui «Se vai con il nucleare ti tocca zoppicare», un chiaro riferimento all’attentato compiuto a Genova. «Il fatto che si sollevi questa questione, significa che la tenuità del fatto di strage deve essere riconosciuta, quindi credo che sia passata la nostra linea di ragionevolezza - ha commentato l’avvocato Gianluca Vitale, difensore di Anna Beniamino - non si può trattare nello stesso modo, con la stessa risposta sanzionatoria, fatti di gravità incommensurabilmente diversa».

«Ritenevano che ci fossero due motivi di illegittimità, hanno ritenuto di coglierli quindi dovrebbe, comunque, essere una mitigazione», ha aggiunto Flavio Rossi Albertini, legale di Cospito. L’avvocato ha poi spiegato che ora «la Corte costituzionale può decidere che in questo caso ricorra una prevalenza rispetto alla recidiva reiterata, così come deciso dalla Corte stessa in altri casi». Fuori dal Palazzo di Giustizia, blindato per l’occasione, oltre duecento antagonisti si sono dati appuntamento per una manifestazione in solidarietà al loro compagno che insieme ad Anna Beniamino, da più di un mese sta portando avanti uno sciopero della fame per protestare contro il regime del 41 bis a cui è sottoposto. Dopo aver bloccato la strada sono partiti in corteo, durante il quale sono state lanciate alcune bombe carta, dei fumogeni e sono state fatte sui muri, soprattutto delle banche, delle scritte. Un barista, che si era lamentato per gli atti vandalici è stato malmenato. 120 gli anarchici identificati dalla Digos della Questura di Torino. Oltre a militanti torinesi c'erano anche antagonisti provenienti da altre città come Roma, Trento e Genova.

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