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Quindici minuti di confronto serrato, da una parte, per chiedere conto e ragione sulla gestione dell’invaso nell’ultimo mese, dall’altra, per provare a giustificare i ritardi nell’affrontare le criticità dell’impianto e le tensioni create con il ministero delle Infrastrutture.
È la sintesi dell’incontro fra il governatore Renato Schifani e il dirigente generale del dipartimento Acqua e rifiuti (Dar), Arturo Vallone, convocato ieri pomeriggio a Palazzo d’Orleans per riferire sul tema caldo degli ultimi giorni sul fronte siccità: il progressivo svuotamento della diga Trinità a Castelvetrano, autorizzato dalla Regione dopo i pungoli di Roma, che a metà gennaio aveva chiesto al Dipartimento di sanare rapidamente le fragilità della struttura (non a norma antisismica) o in alternativa di stopparne definitivamente l’esercizio, provvedendo, in ogni caso, ad abbassare subito la risorsa idrica fino a 50 metri sul livello del mare per ragioni di sicurezza.
Un aut aut arrivato in ritardo sul tavolo di Schifani, mentre il Dar, ancora all’insaputa del governatore, provvedeva a rispondere con delle controdeduzioni che non sono piaciute ai tecnici ministeriali, fino alla minaccia di commissariamento del bacino da parte del Mit. Un’ipotesi scongiurata mercoledì scorso dal numero uno di Palazzo d’Orleans, volato nella Capitale per placare i funzionari del ministro Salvini, con l’impegno di nominare un consulente specializzato per un approfondimento sulle condizioni strutturali del corpo diga e per individuare gli interventi più urgenti da attuare. Fino alla convocazione di ieri, durante la quale, a quanto filtra dalla Presidenza, un irritatissimo Schifani ha contestato al capo del Dar le gravi criticità del suo ufficio sotto il profilo tecnico e operativo nella gestione relativa all’invaso.
All’orizzonte, però, non ci sarebbe alcun passo indietro di Vallone, almeno per adesso. Il tutto, mentre l’acqua dell’impianto continua ad essere sversata a mare, al ritmo di oltre 100mila metri cubi al giorno, ricorda Coldiretti Sicilia, che da giorni monitora le perdite pensando anche alle altre strutture dell’Isola, «che sono obsolete ovunque e che, così come sta succedendo nel Trapanese, presentano e presenteranno problemi per il mancato collaudo. Non si può vivere sempre con l’emergenza ma occorre attuare una progettazione adeguata che permetta di avere anche in futuro dighe adatte e compatibili alle colture. Accanto alla progettazione serve pure una manutenzione ordinaria che eviti lo svuotamento, nonché connessioni adeguate: elementi semplici, che permetteranno di affrontare gli investimenti degli agricoltori. Un imprenditore che impianta un vigneto o un frutteto, per esempio, deve avere la sicurezza che potrà irrigare e non affidarsi solo alla divina provvidenza».
Lo sanno bene i coltivatori dell’Agrigentino, di nuovo in allarme per la questione del fiume Verdura: delle due pompe acquistate dalla Regione per sollevare la risorsa del corso d’acqua a beneficio delle coltivazioni riberesi, da installare sul versante di Poggiodiana dopo lunghe contrattazioni con il Consorzio di bonifica, solo una è stata resa operativa ma le tubature, per un lungo tratto dell’acquedotto, non hanno retto la pressione. La direzione provinciale di Coldiretti ha già chiesto lumi in Prefettura.
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