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Uccise il marito e sposò un uxoricida, Francesca Brandoli suicida in cella

In carcere era finita per avere ucciso il suo ex compagno nel 2006, in carcere aveva trovato un nuovo amore, anche lui finito dentro per avere ucciso la moglie, e in carcere ha deciso di morire. Francesca Brandoli, detenuta modenese di 52 anni che nel 2011 aveva sposato Luca Zambelli, pure lui in cella per avere ucciso la moglie, si è impiccata a Bollate, dove stava scontando una condanna all’ergastolo. Da inizi anno è il 25esimo suicidio che si registra in un istituto di pena. Una «tragica conta», come la definiscono i sindacati della polizia penitenziaria, che chiedono al governo di intervenire per fermare quella che definiscono una vera e propria «carneficina».

«L'ho incontrata 15 giorni fa. Anche se aveva qualche problema di salute, nulla mi ha fatto pensare che fosse in una situazione tale da compiere un simile gesto. Sono sconvolto», afferma Francesco Maisto, ex giudice da anni Garante milanese dei diritti dei detenuti. «Mi aveva manifestato il suo disappunto per una sanzione disciplinare - aggiunge -, ma niente che facesse pensare a un epilogo del genere».

Già nel 2009 aveva tentato di togliersi la vita, mentre era in attesa del processo d’Appello per l’omicidio dell’ex compagno, Cristian Cavaletti, artigiano tessile ucciso nel reggiano nel giorno in cui il giudice aveva deciso di affidare i figli della coppia a lui. Allora a salvarla era stata la compagna di cella, nel carcere della Dozza a Bologna, dove due anni dopo ha sposato Luca Zambelli, condannato a 18 anni per avere ucciso la moglie, Stefania Casolari. I due si conoscevano da prima ma la scintilla sarebbe scoccata dietro le sbarre, dopo un incontro in sala colloqui.

Trasferita in diverse strutture penitenziarie, tra cui San Vittore e Opera, aveva ottenuto il beneficio del lavoro esterno e nel 2015 era stata impiegata per Expo Milano. Anche a Bollate aveva un lavoro esterno che, secondo quanto appreso, di recente le sarebbe stato revocato. Una decisione che, si ipotizza, potrebbe aver contribuito ad alimentare in lei uno stato depressivo latente. «Anche il 'modello Bollatè scricchiola rumorosamente», sostiene «Gennarino De Fazio, segretario generale della UilPa Polizia Penitenziaria», secondo cui «con 16 mila detenuti oltre i posti disponibili, 18mila agenti mancanti al fabbisogno organico della Polizia penitenziaria, carenze sanitarie, deficienze strutturali, infrastrutturali, logistiche e organizzative, il Guardasigilli e l’esecutivo dovrebbero bandire la retorica e passare ai fatti concreti. Ma, evidentemente, nell’agenda di governo le carceri non assurgono a pari dignità dei centri per migranti in Albania, cui si preferisce dedicare maggiore attenzione, tempo e risorse economiche».

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