Mercoledì, 05 Ottobre 2022
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LA RIFLESSIONE

Il lavoro
dei comici
se i politici
tacciono

di

 

Lo ha rifatto. Ancora lui, Roberto Benigni, il folletto geniale, che sulle sue fragili spalle di comico da anni regge cose pesantissime come la difesa e la valorizzazione della nostra identità nazionale, del nostro sentimento d’appartenenza e condivisione, della nostra memoria culturale storica. Lo aveva fatto con le "lezioni dantesche" - in televisione e in mille piazze italiane - con l’appassionata spiegazione del nostro inno di Mameli - dal palco della più nazionalpopolare delle trasmissioni, il Festival di Sanremo. Ora lo ha rifatto con la carta fondamentale che regge la struttura della nostra Repubblica. 
E lo ha fatto e rifatto in tempi davvero grami, in cui, pensate il paradosso , spesso comici e politici si sono scambiati di posto: i comici, come Benigni, a difendere valori immensi come l’appartenenza, l’identità e - per quanto possa sembrare parola obsoleta - il patriottismo; i politici a fare numeri da operetta, caricature da avanspettacolo. Lo ha fatto in tempi grami ma cruciali: basti  pensare alla fervida riscoperta del concetto stesso di "Italia" e di "patria" che lo scorso anno ha accompagnato le celebrazioni per i 150. anni dell’unità d’Italia (proprio mentre, al governo, c’era una forza realmente antiunitaria e francamente separatista e antimeridionale in tutte le sue manifestazioni: la Lega).
Lo sta rifacendo in tempi gramissimi, ma ancora più cruciali: la bellezza ci salverà - diciamo spesso da queste colonne - ma abbiamo sempre bisogno di qualcuno che sappia additarcela, la bellezza. Come quella della nostra Costituzione. La più bella del mondo. Tanto bella che, pensate, dobbiamo riuscire a meritarcela.  

Lo ha rifatto. Ancora lui, Roberto Benigni, il folletto geniale, che sulle sue fragili spalle di comico da anni regge cose pesantissime come la difesa e la valorizzazione della nostra identità nazionale, del nostro sentimento d’appartenenza e condivisione, della nostra memoria culturale storica. Lo aveva fatto con le "lezioni dantesche" - in televisione e in mille piazze italiane - con l’appassionata spiegazione del nostro inno di Mameli - dal palco della più nazionalpopolare delle trasmissioni, il Festival di Sanremo. Ora lo ha rifatto con la carta fondamentale che regge la struttura della nostra Repubblica. E lo ha fatto e rifatto in tempi davvero grami, in cui, pensate il paradosso , spesso comici e politici si sono scambiati di posto: i comici, come Benigni, a difendere valori immensi come l’appartenenza, l’identità e - per quanto possa sembrare parola obsoleta - il patriottismo; i politici a fare numeri da operetta, caricature da avanspettacolo. Lo ha fatto in tempi grami ma cruciali: basti  pensare alla fervida riscoperta del concetto stesso di "Italia" e di "patria" che lo scorso anno ha accompagnato le celebrazioni per i 150. anni dell’unità d’Italia (proprio mentre, al governo, c’era una forza realmente antiunitaria e francamente separatista e antimeridionale in tutte le sue manifestazioni: la Lega).Lo sta rifacendo in tempi gramissimi, ma ancora più cruciali: la bellezza ci salverà - diciamo spesso da queste colonne - ma abbiamo sempre bisogno di qualcuno che sappia additarcela, la bellezza. Come quella della nostra Costituzione. La più bella del mondo. Tanto bella che, pensate, dobbiamo riuscire a meritarcela.  

 

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