Domenica, 24 Marzo 2019
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GLI EPITETI

L'Abatino e Bonimba
Peppin e il Barone

brera epiteti, Sicilia, Cultura

A vent'anni dalla morte, un ricordo di Gianni Brera, il giornalista che rivoluzionò il linguaggio dello sport

La compagnia degli Abatini. Rombo di Tuono. Bonimba. Piscinin. Ma anche contropiede, centrocampista, libero. La lingua e le sue invenzioni: è questo il segreto del giornalismo di Gianni Brera, anche oltre le opinioni, i partiti presi, le battaglie ideologiche. Per Umberto Eco, il suo giornalismo fu un «Gadda spiegato al popolo». E risulta curioso - paralleli lombardi a parte -  che sia suonato come giudizio di condanna proprio in bocca al più divulgativo degli intellettuali moderni. La creazione di parole, e soprattutto di epiteti, aveva davvero qualcosa di epico: come il soprannome omerico, instradavano il lettore associandosi in un lampo agli eroi narrati. 

Riva era ROMBO DI TUONO, tanto quanto Achille è e sarà per sempre "piè veloce". Così Gianni Rivera diventa ABATINO perché fisicamente troppo fragile, leggero. Al suo opposto c'è la potenza devastante dell’attaccante del Cagliari, avvertita ancor prima che scocchi la saetta appunto come il rombare di un tuono. Prima, c'era stato PEPPÌN Meazza e quel nomignolo lombardo raccontava la grandezza umile del campione di un’altra epoca.

La classe di Causio poteva avere un solo nome: Barone, anche se in origine il nome era BARON TRICCHETRACCHE, a immagine dei fuochi d’artificio delle sue finte. È una forza della natura quando tira di sinistro Paolino Pulici, e subito diventa PULICICLONE. Rotonda la gioiosa propensione al gol di Boninsegna, dunqueBONIMBA. La corsa costante di Lele Oriali assomiglia alla pallina di un flipper, di qui PIPER. Per chi lo aveva visto crescere sin da bambino nelle nebbie delle giovanili Milan, Franco Baresi non poteva essere che il PISCININ.

Helenio Herrera è ACCACCONE, in piccolo c'è Heriberto che è ACCACCHINO. Gullit diventa SIMBA, Virdis invece MASSINISSA. Tra i grandissimi, Maradona diventa un PRESTIPEDATORE, Armando Picchi era stato PENNA BIANCA. 

Ad ispirare il personalissimo glossario atletico c'era una divinità privata, la musa EUPALLA, protettrice del bel gioco. L'ideologia del calcio di Viani e Rocco ha delle parole chiave: il difensore aggiunto è un battitore LIBERO; l’azione che riparte dalla difesa un CONTROPIEDE, parola mutuata dal movimento opposto del coro nella tragedia greca. Ci sono anche definizioni semplici: se un calciatore per ruolo agisce al centro del campo, come chiamarlo se non CENTROCAMPISTA? E se un attaccante segna molto, atterrando un avversario come il matador fa col toro nell’arena, non sarà forse un GOLEADOR?

 C'è poi un’altra pagina del linguaggio breriano. L’amata terra bagnata dal Po è PADANIA, all’origine solo un’ indicazione geografica senza implicazioni politiche.  Berlusconi che sbarca nel calcio è il CAVALIERE. E chi col pallone cinchischia a centrocampo fa MELINA: era solo un gioco in voga a Bologna, è diventato anch’essa categoria dello spirito. 

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