Mercoledì, 18 Settembre 2019
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IL FENOMENO

Disinformazione e fake news: ecco il vero pericolo di oggi

di
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Fake news e disinformazione

Le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo incombono. E il copione della Brexit sembra opera di Samuel Beckett, all'altezza del suo Godot. Viviamo in tempi di campagna elettorale perenne, in cui i media cosiddetti tradizionali sono stati scavalcati dalla condivisione dei post dei leader politici, la popolarità si basa sulla conta dei like e il dibattito viene alimentato dalla bagarre via Twitter (vedi il caso Jim Carrey vs. Alessandra Mussolini).

Sull'elettorato indifeso soffia il vento del populismo, alimentando il razzismo e biechi pregiudizi d'ogni tipo. Siamo sempre a caccia di un capro espiatorio dalla notte dei tempi e cosa c'è di meglio d'una fake-news costruita a dovere e gonfiata dalla condivisione social, per creare il caos?

Il nostro viaggio editoriale per comprendere la portata del fenomeno della disinformazione parte proprio dagli Usa con il libro del giornalista Antonio Monda, 'Nel territorio del diavolo' (Mondadori). Nel 1988, alle soglie della competizione elettorale tra Dukakis e Bush entra in azione il “boogie man” Lee Atwater, lo spin doctor più temuto d'America che governa la comunicazione del partito repubblicano. Grazie ad una documentata e massiccia campagna di disinformazione destinata a fare storia, Atwater demolisce il democratico Dukakis e consegna il paese nelle mani di Bush senior, aprendo una dinastia nel segno delle fake news. Monda prosegue il suo viaggio nelle terre americane e fra queste pagine mescola fiction e verità, raccontando tutto attraverso gli occhi di Alexander Sarris, un giovane newyorkese che viene affascinato dallo spin doctor e passa dalla parte delle tenebre, come un jedi che si concede al lato oscuro.

Veniamo ai giorni nostri e approdiamo nel settore della saggistica con 'I falsari. Come l'Unione Europea è diventata il nemico perfetto per la politica italiana' (Marsilio), opera del giornalista e conduttore radiofonico Davide Parenzo, dedicata alla memoria del giovane reporter italiano Antonio Megalizzi, scomparso nell'attentato terroristico di Strasburgo, l'11 dicembre 2018. Parenzo - forte del suo quotidiano battagliare come co-conduttore de La Zanzara - con l'ironia e il potere incontestabile dei dati, sconfessa l'ondata d'odio sollevatasi, proprio contro Junker e la Troika, da parte dei partiti sovranisti che invocano dazi, muri e il ritorno alle monete nazionali. Così Parenzo incalza e prende di mira i falsari, «coloro che vendono come oro colato le notizie tendenziose sull'UE pur di portare avanti i loro interessi politici e personali». E se è pur vero che ogni epoca «ha i politici che si merita», il giornalista sottolinea: «Siamo talmente accecati dalle campagne anti Bruxelles che non ci accorgiamo di quanto l'Europa sia già, per fortuna, nella nostra vita», firmando un pamphlet che usa l'ironia di Mark Twain ma si spinge a definire George Soros, uno «speculatore etico» con un sano gusto della provocazione, anti-sovranista.

Chi ignora il passato sembra destinato al ripetersi delle sventure. Ne è certo Donald Sassoon, professore emerito di Storia Europea presso la Queen Mary University di Londra e autore di Sintomi morbosi. Nella nostra storia di ieri i segnali della crisi di oggi. Sassoon (Garzanti, traduzione di Lorenzo Clausi) mette da parte l'aplomb e dichiara di voler polemizzare con chi falsifica la storia e la manipola. Per farlo, va a caccia dei segnali di degrado della società occidentale, fra le spinte xenofobe e il sovranismo da un punto di vista privilegiato - «ebreo nato in Egitto con passaporto britannico» nonché profondo conoscitore dell'Italia - mettendoci in guardia dall'avvento di un nuovo, strisciante fascismo.

Il fenomeno della disinformazione di massa viene affrontato nel saggio di Giuseppe Riva 'Fake news. Vivere e sopravvivere in un mondo post-verità' (Il Mulino), un vero e proprio vademecum che analizza il fenomeno della disinformazione che sgorga dalla rete e per farlo evidenzia «i meccanismi tecnologici e psicosociali» che ne permettono la diffusione di massa. Chissà, forse Orson Welles avrebbe apprezzato l'approccio sistemico.

E ancora, l'economista Irene Tinagli firma per Rizzoli 'La grande ignoranza. Dall'uomo qualunque al ministro qualunque, l'ascesa dell'incompetenza e il declino dell'Italia', avvalendosi di in un vasto database su tutti i membri della Camera dei deputati e dei governi dal 1948 a oggi, e ci consegna un quadro - schietto - dai padri costituenti sino ai populisti e sovranisti di oggi.

Dove ci porterà questa politica «vicina alla gente», in cui nei talk - come scrive per iperbole Giacomo Papi nel suo azzeccato “Il censimento dei radical chic” edito da Feltrinelli - si denigrano gli studiosi e i tecnici, additandoli come élite?

Chiudiamo questo viaggio seguendo l'itinerario di Paolo Rumiz ne 'Il filo infinito. Viaggio alle radici d'Europa' (Feltrinelli), alla ricerca dei discepoli di Benedetto da Norcia, il santo protettore d'Europa. Quando «c'erano i barbari alle porte e le invasioni erano una cosa seria, non una migrazione di diseredati», questi monaci opposero la formula “ora et labora”. I monaci, racconta Rumiz, «salvarono una cultura millenaria, rimisero in ordine un territorio devastato e in preda all'abbandono». E in qualche modo ci hanno condotti sino ai nostri tempi in cui il pericolo più grande è l'ignoranza e la disinformazione. Homo homini lupus, ancora una volta.

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