Mercoledì, 13 Novembre 2019
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L'ARTISTA

La mano destra di Leonardo da Vinci paralizzata da una lesione nervosa

A paralizzare la mano destra di Leonardo da Vinci è stata una lesione nervosa, non un ictus come si è creduto finora. Lo indica lo studio italiano pubblicato sul Journal of the Royal Society of Medicine e condotto da Davide Lazzeri, chirurgo plastico della Clinica Villa Salaria di Roma, da tempo impegnato nello studio della medicina nell’arte, e dal neurologo Carlo Rossi.

La diagnosi di ictus risale a circa dieci anni fa, sulla base dell’analisi del ritratto di un busto di marmo che rappresentava Leonardo anziano, con la mano destra sostenuta da una fasciatura e le dita con una posizione insolita. Del busto non si hanno notizie, mentre il disegno è attribuito a un artista lombardo del XVI secolo, Giovan Ambrogio Figino, ed è conservato, ma non esposto, nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

Lo stesso disegno è stato adesso analizzato da Lazzeri e Rossi, che si sono soffermati sul particolare della mano fasciata e sulla posizione delle dita. «Piuttosto che il ritratto di una tipica mano deformata dalla spasticità muscolare successiva a un ictus ischemico, la diagnosi alternativa di paralisi del nervo ulnare sembra essere più verosimile», rilevano i due studiosi.

A causare la paralisi della mano destra di Leonardo, osserva Lazzeri, sarebbe quindi stato un trauma del braccio destro che ha portato alla paralisi del nervo ulnare, ossia del nervo che dalla spalla arriva alla mano e che gestisce i muscoli che controllano alcuni movimenti della mano. A sostenere questa ipotesi, secondo lo studioso, è il fatto che «l'infermità alla mano destra non era associata a deterioramento cognitivo o ad altre disturbi motori», tanto che anche dopo la paralisi Leonardo ha continuato a insegnare e a disegnare con la mano sinistra.

Se da un lato Leonardo non perse mai la capacità di disegnare con la mano sinistra, i due studiosi rilevano che la paralisi della mano destra potrebbe avergli impedito di tenere in mano un pennello per ritoccare o concludere importanti dipinti che aveva portato con sé in Francia negli ultimi anni della sua vita, come Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino, un San Giovanni Battista giovane e due ritratti, uno dei quali è la Gioconda.

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