Mercoledì, 17 Luglio 2019
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L'EDITORIALE

Donne e calcio, in campo ma anche in televisione: il caso di Paola Ferrari

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Paola Ferrari

Non è esattamente una ragazzina. Ha 58 anni e ha iniziato a lavorare giovanissima come centralinista di Enzo Tortora per «Portobello», una delle trasmissioni televisive più amate nella storia del tubo catodico. Parliamo di Paola Ferrari, la regina del calcio sul piccolo schermo. Sono numerose le interviste in cui la giornalista ricorda la sua prima esperienza in tv, come in quella molto recente concessa al quotidiano «Il Tempo» da cui traspare il forte legame che si era instaurato tra la giovane Paola e Tortora, di cui la conduttrice conserva un «ricordo umano straordinario».

Ma, al di là di questa prima apparizione televisiva, un altro elemento accomuna Paola Ferrari e Enzo Tortora: «La Domenica Sportiva», lo storico rotocalco calcistico della Rai che ha accompagnato diverse generazioni di italiani durante le serate di campionato. Tortora ne è stato il primo conduttore nella seconda metà degli anni ‘60, Paola Ferrari la prima donna alla guida nonché la conduttrice più longeva con ben nove edizioni.

È ormai passato qualche anno dall'ultima stagione che l'ha vista al timone e, passando anche per un altro programma che l'ha consacrata nel gotha dei giornalisti sportivi, «90° minuto», oggi è il volto degli appuntamenti pre e post partita della Champions League e della Nazionale. Ma se c'è una cosa che non è mai cambiata in più di vent'anni di onorata carriera è la competenza con cui ha affrontato la propria professione, in un ambiente dominato - senza dubbio - dagli uomini.

Uomini che hanno la tendenza a svilire il ruolo delle donne nel calcio, secondo una manifesta - ma in realtà solo presunta - superiorità. Come non citare il caso di Fulvio Collovati, ex campione del mondo con la nazionale azzurra che, in diretta nazionale, ha affermato causticamente: «Quando una donna parla di tattica mi viene il voltastomaco».

Fa specie pensare che proprio Collovati abbia partecipato a diverse puntate delle trasmissioni di Paola Ferrari: chi meglio di lui dovrebbe sapere che oggigiorno le donne ne sanno di calcio come - se non di più, in certi casi - degli uomini?

Probabilmente le sue dichiarazioni, come quelle di tanti altri, sono figlie di un retaggio ormai obsoleto. Per fortuna le cose stanno cambiando e, oltre alle tantissime conduttrici che si occupano di pallone, anche il movimento del calcio femminile sta avendo finalmente la visibilità che merita.

Ma, come in ogni grande movimento che nella storia ha creato dei cambiamenti, ci sono delle personalità emblematiche che nell'immaginario collettivo sono il simbolo di queste lotte. E uno dei simboli dell'emancipazione femminile nel calcio è sicuramente Paola Ferrari.

Che poi - diciamolo - quello che conta in televisione sono i risultati, e anche da questo punto di vista la giornalista milanese ha sempre ottenuto ottimi ascolti. La capostipite del movimento femminile nel giornalismo calcistico è sicuramente quella più popolare, anche grazie alla vetrina della Rai. Ma non è l'unica: anche Ilaria D'Amico è ormai da anni un altro simbolo delle capacità delle donne nel mondo maschilista del pallone.

La D'Amico piace per gli stessi motivi per cui piace Paola Ferrari: sono giornaliste di polso, ironiche, senza dubbio molto belle ma, soprattutto, estremamente competenti.

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