Giovedì, 28 Ottobre 2021
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Nel vasto mondo del romanzo spiccano le voci femminili, i consigli di fine anno

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Sotto l'albero c'è sempre spazio per un bel libro e la lista degli acquisti dei libri può allungarsi a dismisura. Ma per cercare di scongiurare il rischio di trovarsi - in una baita sulle Alpi, in alto mare a bordo di una nave o più semplicemente, sul sofà in piena digestione - con un libro deludente fra le mani, “Gazzetta del Sud” propone una nuova pagina strenna, dedicata ai romanzi del 2019.

Partiamo con “L'evento” di Annie Ernaux (L'Orma, traduzione di Lorenzo Flabbi), il racconto potente e doloroso di un aborto illegale compiuto dalla donna che è la voce narrante, rievocato a distanza di anni, in un vero e proprio pellegrinaggio sui luoghi del ricordo e della vergogna, inflitta alla giovane ragazza spaventata d'un tempo. Di chi è il nostro corpo? Possiamo disporne liberamente? La morale ha a che fare con l'amore d'una notte, pur se fugace? Con la sua ormai celebre prosa tersa e priva di fronzoli, Annie Ernaux parla a tutti e colpisce dritto al cuore, riportando indietro le lancette alla Francia del 1963, quando l'aborto era ancora illegale e persino la parola stessa era bandita, oscenamente negata.

Giunto all'ultimo lancio sugli scaffali, “L'architettrice” (Einaudi) di Melania Mazzucco è uno dei libri protagonisti di queste feste. Plautilla era figlia di Giovanni Briccio, fu pittrice e architetto - anzi, architettrice, ecco la forte presa di posizione dell'autrice sulle diatribe linguistiche in merito alle declinazioni di genere - ma venne presto consegnata all'oblio. Un grande affresco storico per narrare dell'unica donna del Seicento a cui siano attribuite realizzazioni architettoniche, ovvero la Villa del Vascello e la cappella di San Luigi, entrambe a Roma. La scrittrice, già vincitrice del premio Strega nel 2003, incrocia storie di vita vissuta e fantasia, ricostruzioni accurate e il ritratto della Roma papalina, in nome delle tante artiste geniali e dimenticate.

Tradotto da Tommaso Pincio, con “Archivio dei bambini perduti” (La nuova frontiera), l'autrice messicana Valeria Luiselli ha provato a scuotere le regole del romanzo, raccontando l'instabilità del presente con una lingua flessibile e originale, mutevole e seducente. La scena si apre con una macchina su una lunga lingua d'asfalto, direzione Arizona; sarà l'occasione per esplorare le frontiere e il nuovo concetto di migrazioni, fra città polverose, motel pidocchiosi e il racconto talvolta spietato di una realtà brutale che preferiamo non vedere, lasciandoci abbagliare dalle luci delle grandi città, dalle promesse di grandezza made in Usa.

Un'altra voce femminile, che impressiona per ricchezza, acume e un ironico disincanto, è quella della catalana Eva Baltasar in “Permafrost (Nottetempo, pp. 128, euro 16, traduzione A. Sbardella), dove il “permafrost”, lo strato di ghiaccio permanente, copre la vita e i sentimenti di una donna di Barcellona che espone la sua sofferta biografia.

Saltiamo verso l'Europa del Nord, guidati dalla penna di Arto Paasilinna, guardaboschi, giornalista e infine, poeta. Al centro di “Aadam ed Eeva” (Iperborea, pp. 243, euro 17, traduzione M. Ganassini) c'è lo spunto geniale di un imprenditore in crisi con sette figli - e tre mogli - da mantenere. L'incontro con una femme fatale, l'avvocatessa Eeva, sarà l'inizio del loro riscatto sociale. L'invenzione di una batteria ultraleggera che rivoluzioni il sistema energetico mondiale genererà una cospirazione mondiale fra risate e inconvenienti in salsa finlandese. Paasilinna ci fa sorridere, ma le riunioni segrete dei petrolieri e le cospirazioni contro chi vuol cambiare le regole del gioco sembrano tremendamente reali.

E ancora, è impossibile non citare il ritorno della narratrice più letta in tutto il mondo. La #FerranteFever incalza sino all'America e aspettando la seconda stagione de “L'amica geniale” - sugli schermi Rai nel 2020 - è giunta in libreria “La vita bugiarda degli adulti” (E/O). Un viaggio intimo nelle nostre fragilità, nel continuo rimestare della memoria, fra dubbi e domande senza risposta. Elena Ferrante ci conduce ancora a Napoli, nella vita borghese di Giovanna a Posillipo e quella della zia, nel ventre dei rioni, sconosciuta e misteriosa, capace di rivelarle per prima il potere delle bugie, la dualità che sonnecchia in tutti noi. Ritroverete il passo della quadrilogia, in una storia che racconta di Giovanna ma parla al nostro cuore, bugiardo e sognatore.

E ancora, spazio ai due libri degli autori premiati con il Nobel alla letteratura, voci e stili completamente diversi che raccontano il mondo agli antipodi. Con “I vagabondi” (Bompiani, traduzione B. Delfino) l'autrice polacca Olga Tokarczuk si muove sulla scia di Sebald e Kundera. Secondo il NYT, si tratta di «un libro sovrastorico e transnazionale, che va avanti e indietro nel tempo, tra finzione e fatto con una costellazione di storie discrete che condividono motivi ritmici e giri di frase». Difficile definire questo romanzo che, in effetti, è un meccanismo perfetto di incastri e voci - dalla sorella di Chopin alla voce narrante principale che esordisce osservando le sponde del fiume Oder - un confluire di temi che va alla ricerca dello spirito stesso del nomadismo, del senso del tempo e dell'essenza del cambiamento, «che è sempre più nobile della stabilità».

Infine, spazio a Peter Handke con “La ladra di frutta” (Guanda, pp. 432, euro 20 traduzione A. Iadicicco) in cui si celebra il potere stesso delle storie in un racconto che si muove sul confine labile fra la fiaba e il diario. Il punto più nobile della lunga carriera di Handke, celebrando il contatto con la natura, aprendo le danze con una puntura d'ape in una calda giornata di mezza estate, come fosse un sonetto del Bardo.

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