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Tra mitologie fantasy e Leonardo: quei volumi che ci stupiscono

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Se esistesse un mondo perfetto, tutti i libri sarebbero necessari, illuminanti, accurati e sì, belli. Ma la nostra realtà è ben lungi da questo scenario e il numero improbo di novità in arrivo sugli scaffali delle librerie - pensate, nel 2018 si è sfondato il tetto delle 70 mila nuove uscite - raramente consegna ai lettori volumi con quelle doti. Tuttavia, possiamo fare la differenza, scegliendo libri realizzati con un vero e proprio progetto editoriale, in cui la bellezza non sia soltanto estetica ma concettuale.

Questo viaggio principia con Vivere con gli dèi (Adelphi, tr. F. Francis) di Neil MacGregor. L'autore scozzese, già noto per “La storia del mondo in 100 oggetti” e “Il mondo inquieto di Shakespeare”, torna in libreria con un volume preceduto da una serie di trenta puntate sulla BBC. Si tratta di un viaggio nei meandri delle fedi e delle credenze, fra la ricerca della trascendenza e la costruzione di un'identità dalla Vanuatu alle Alpi sveve all'Acrocoro etiopico, dall'Era glaciale all'epoca Zhou e sino ai giorni nostri. Questo volume, ricco di illustrazioni, ha il pregio di aver voluto raccogliere l'eredità di un testo imprescindibile, “Il ramo d'oro” di James Frazer.

Restiamo nel campo del genio, scivolando verso l'arte, seguendo le opere dell'autore della Gioconda. Vittorio Sgarbi scrive Leonardo. Il genio dell'imperfezione (La Nave di Teseo, pp. 226, euro 20) conquistando noi lettori con una tesi suggestiva. «In lui il tentativo è stato sempre più forte della realizzazione delle cose e il desiderio che motiva Leonardo, più di ogni altro artista, è il tentativo di superare il confine del tempo, superare la morte: è entrare nella dimensione dell'immortalità». Un ritratto inedito che affianca le opere di Leonardo a quelle del «genio dilettante» e ribelle, analizzando le opere da Duchamp a Dalì.

Ed è arrivata in libreria anche la nuova traduzione del capolavoro della letteratura fantasy, Il Signore degli anelli di J. R. R.Tolkien - edita da Bompiani - e realizzata da Ottavio Fatica, già celebre per i lavori su Melville e Foster Wallace. Celebre è la storia dell'opera, uno dei più grandi cicli narrativi del XX secolo che giunse in Italia per la prima volta in Italia nel 1967 tradotto da Vittoria Alliata di Villafranca. Questa nuova versione giunge in libreria pressoché in contemporanea con la pellicola biografica - diretta da Dome Karukoski - sulla vita dell'autore. Una nuova traduzione che si rivela coraggiosa nella decisione di mutare alcuni nomi, le notissime strofe della profezia dell'Anello («un Anello per trovarli, Uno per vincerli, Uno per radunarli e al buio avvincerli», è la nuova versione) e soprattutto nell'intento fondamentale di recuperare la diversità dei registri linguistici originali, restituendo agli Elfi un registro alto, agli Orchi un linguaggio grezzo e riservando agli Hobbit un lessico più popolare, affine all'indole dei personaggi. Un Tolkien che appare diverso, e in cui c'è una resa linguistica della complessità dell'opera.

Restiamo nell'ambito fantasy con La guerra segreta tra Elfi e Goblin di M.T. Anderson ed Eugene Yelchin (Rizzoli, tr. B. Capatti). Rivolto ad un pubblico adolescente, perfetto per una lettura in famiglia, magari al lume di candela, ci catapulta in un racconto che è parte fiaba, parte spy story per dar conto di un conflitto millenario in corso tra le creature. Il futuro è affidato alle mosse del goblin Werfel e dell'elfo Brangwain e fra colpi di scena e risate, in un lampo è già tempo di andare a nanna.

Cambiamo decisamente scenario per parlare di Casa di foglie di Mark Z. Danielewski (66thand2nd, tr. S. Reggiani L. Taiuti). Scritto nel 2000, per diversi anni questo romanzo è stato introvabile, preda ambita nel mercato dei collezionisti sino a decuplicarne il prezzo di copertina. Casa di foglie, benedetto anche da Stephen King - «il Moby Dick del genere horror» - attacca il concetto di narrazione tradizionale con una storia gotica, punteggiata di citazioni, digressioni erudite, immagini e appendici in cui il lettore si perderà sicuramente fra ossessioni semiologiche e continui cambi di prospettiva, ruotando intorno a un misterioso manoscritto rinvenuto in un baule dopo la morte del suo estensore, l'anziano Zampanò. Se perdersi fra le pagine è inevitabile, come riemergerete dalla lettura di questo libro?

Se poi siete a caccia di storie e aneddoti, assicuratevi Storia imprevedibile del mondo di Sam Willis e James Daybell (Il Saggiatore, pp. 513, euro 35, tr. B. D'Onofrio, A. Pugliese). Fra la storia dei guanti e delle graffette, l'uso delle barbe nel corso del tempo e il timore di venire seppelliti vivi, emerge una visione della storia universale non lineare, «fatta di persone e animali, oggetti e gesti quotidiani legati tra loro in modi del tutto inattesi» ma decisamente affascinante.

Infine, il 2019, iniziato con il romanzo “Serotonina”, si è chiuso con il ricco volume Cahier di Michel Houellebech (La Nave di Teseo, tr. F. Ascari), a cura Agathe Novak-Lechevalier. Si tratta di un ritratto composito e pieno di sfaccettature, con numerosi testi inediti di Houellebecq e, tra gli altri, di Julian Barnes, Emmanuel Carrère, Teresa Cremisi, Bret Easton Ellis, Bernard-Henry Lévy, Michel Onfray, Iggy Pop, Yasmina Reza e Salman Rushdie. «Scrittore poligrafo», «autore inafferrabile», “Cahier” è un libro-mondo necessario per cercare di cogliere il genio e la sregolatezza di una delle poche voci contemporanee che si adopera in tutti i generi letterari - romanzo, poesia e saggio - ostinatamente contraria, per fortuna, al politicamente corretto. In fondo ai libri non affidiamo anche l'onere di stupirci e farci vivere pericolosamente?

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