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“L'Afide e la Formica”, il nuovo film tutto calabrese con Beppe Fiorello: una storia di integrazione

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Beppe Fiorello

È una storia di integrazione e di scambio culturale. “L'Afide e la Formica”, l'opera prima del regista calabrese di Lamezia, classe ‘85, Mario Vitale, ha un grande obiettivo (oltre che un grande interprete: Beppe Fiorello) e fa parlare di sé, anche se ancora non è stato battuto il primo ciak. Lo scopo è quello di unire il mondo degli immigrati al contesto sociale calabrese. Se anche il Mibac, poi, crede nel progetto filmico della società di produzione catanzarese “Indaco film” di Luca Marino, prodotto insieme alla Calabria Film Commission – che prosegue nella sua meritoria opera di rendere la Calabria un luogo d’eccellenza per il cinema d’autore – , allora il lungometraggio rientra tra i cinque film di giovani autori italiani finanziati dal ministero dei Beni Culturali Direzione generale per il cinema, riconosciuti di interesse culturale.

Il film racconta la storia di Fatima (Cristina Parku), una 16enne che indossa il velo, come la sua cultura prevede e come sua madre le impone. È nata in Calabria da genitori musulmani ed è una ragazzina sveglia. Dopo la separazione dei suoi genitori arriva in una città e in una scuola nuova. Si sente costantemente fuori posto, ma un’opportunità di riscatto le viene data quando il suo insegnante di ginnastica, Michele Scimone (Beppe Fiorello), distribuisce in aula un volantino per l’iscrizione alla Maratona di Sant’Antonio. Per lei correre è importante perché correre vuol dire scappare. Michele, però, non la prende sul serio a causa del velo. L’uomo ha un pessimo carattere e parecchi pregiudizi. Ma un giorno cambia idea perché assiste a una discussione fra Fatima e un gruppo di ragazzi più grandi. La sua determinazione lo colpisce e decide di prepararla per la maratona. Il rapporto tra i due si fa sempre più simbiotico e questo dà a entrambi la forza di affrontare i propri limiti.

“L’Afide e La Formica”, la cui sceneggiatura è stata scritta dallo stesso Vitale con Saverio Tavano, Francesco Governa e Josella Porto, nasce dall’esigenza di raccontare la Calabria, da sempre terra di contaminazioni, con un approccio innovativo e fuori dai cliché. «Sono felicissimo – ha detto Vitale – . Significa che questo progetto ha delle qualità e peculiarità che vengono riconosciute. Stiamo creando un gruppo di lavoro bellissimo che mi supporterà fino alla fine delle riprese e proprio perciò non vedo l’ora di dire per la prima volta “azione”».

Vitale ha diretto il pluripremiato corto “Il Tuffo”. Nel 2015 ha partecipato al corto collettivo “Il Miracolo” presentato a Venezia e a Roma, Menzione Speciale ai Nastri d’Argento. Del 2016 i corti “Fatima” e “Al giorno d’oggi il lavoro te lo devi inventare”. “L'Afide e la formica”, nel cui cast sono presenti anche Valentina Lodovini e Alessio Praticò, non è il primo lavoro di produzione di Luca Marino. Recentissimo l'importante risultato ai David di Donatello con “Inverno” di Luca Mastromauro, che ha vinto la categoria dei corti e rappresenterà l'italia nella scelta dei corti stranieri agli Oscar 2021. Il secondo David per la Indaco dopo “Bismillah” di Alessandro Grande. Ora la grande impresa. «La realizzazione – sottolinea Marino – di un lungometraggio senza coproduzioni, tutto in Calabria, di un calabrese con maestranze locali. No, non siamo matti: semplicemente ci crediamo e vogliamo farcela».

«Tre giorni di lutto nazionale»

Le immagini del corteo di mezzi militari che trasportano le bare dei tanti morti per coronavirus fuori Bergamo fanno sbottare Beppe Fiorello. Sul suo profilo Twitter, l’attore non usa mezzi termini: «Camion militari per portare le bare dei morti e ancora si canta sui balconi, si fanno battutone spiritose su questa tragedia epocale, si fanno happening sui social. Dobbiamo fare tre giorni di lutto nazionale, rispetto per i morti e le loro famiglie». L’appello di Beppe Fiorello ha suscitato diverse reazioni, molti, tanti commenti contrariati arrivano perfino dalla val Seriana in provincia di Bergamo: «Nessuno di noi canta, ma se cantare fa star meglio che cantino. Il rispetto delle regole è rispetto per il nostro lutto».

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