Martedì, 26 Ottobre 2021
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LA RECENSIONE

"Ave primus rex Romae, pubblico televisivo te salutat", Romulus scommette sulla storia

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Ci sarebbe piaciuto scrivere questa recensione in esametri latini, così da leggerla in metrica, ma siccome le nostre reminiscenze sono rimaste inchiodate al portone del liceo, preferiamo esporvi la nostra opinione su “Romulus” in italiano (e anche scarso).

In verità, la serie in onda da venerdì su Sky Atlantic, per la regia di Matteo Rovere, è girata in protolatino, ma gli spettatori sono graziati dal doppiaggio in italiano o, se proprio intendono sacrificarsi a Minerva dea della sapienza, possono godere della versione originale con sottotitoli. Per la cronaca, noi ci abbiamo provato, ma abbiamo abbandonato l’impresa per manifesta stanchezza nel seguire una trama complessa.

Quella di Sky ci appare una vera e propria scommessa nel portare sugli schermi una storia antica, narrata nella sua dimensione naturalistica, perché la nascita di Roma, che tutti pensiamo di conoscere, in realtà inizia da una civiltà arcaica e violenta, un mito che non dimostra sentimenti. “Romulus” è una produzione ricca, attenta, impegnativa sotto tutti gli aspetti e si coglie a piene mani che lo sforzo di sceneggiare gli eventi va di pari passo con una ricostruzione filologica di ambienti, costumi, personaggi. Ma soprattutto domina la volontà di portare alla luce le personalità e i modi di pensare di una società primitiva e brutale, dominata da una logica di potere e conquista, mascherato spesso da ossequio agli dei. Enorme peso nella struttura della fiction, poi, ha una regia che rende più cupa e angosciante l’atmosfera di violenza grazie ai filtri lividi della fotografia, un colore tetro, in un bosco che fa rabbrividire i luperci, in un rito di iniziazione che, forse, li renderà più aggressivi che coraggiosi. Insomma, scordatevi le sofisticate architetture del mondo latino che ci mostra Alberto Angela, perché quello è il volto artistico di una società già potente. E scordatevi anche la Roma da kolossal, quella che spazia da Quo vadis al Gladiatore, con le toghe d’ordinanza e le bighe in corsa, che sceneggiano la storia a uso e consumo cinematografico.

Con Romulus si va alla ricerca delle radici di una civiltà che affondano nel mito, cercando di riportare la storia antica ad una saga come se fosse il Signore degli Anelli o il Trono di Spade (di Albalonga). Al di là della qualità e dei meriti indubbi della serie, però, piacerà ai telespettatori un racconto che vuole essere autentico e filologico ma che per la durezza e la brutalità è poco accattivante e molto lontano dalla stereotipata rappresentazione del mondo latino? Che dire? Audaces fortuna iuvat.

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