Domenica, 29 Novembre 2020
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Tra i ragazzi del Collegio e i ragazzi dell’Accademia di cucina, il confronto

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E’ singolare che nella stessa serata, quella del martedì, in due reti, la programmazione sia incentrata sui ragazzi ma con prospettive completamente diverse. De “Il Collegio” vi abbiamo parlato qualche settimana addietro, ma contemporaneamente su Sky uno si svolge la seconda edizione della Antonino Chef Academy, scuola di cucina nella quale Cannavacciuolo forma futuri cuochi stellati.

Non ci sono grandi novità rispetto alla passata serie, il programma è interessante perché lineare, spesso ironico, concentrato sull’insegnamento delle tecniche e la conoscenza delle materie prime, senza dimenticare la creatività.

Ovviamente non possiamo paragonare due trasmissioni totalmente diverse, ma ciò che ci ha colpito, nello zapping fra un canale e l’altro, è la differenza di impostazione mentale fra i concorrenti, che sono praticamente coetanei. Non c’è dubbio, infatti, che i diciannove/ventenni della ACA per arrivare ad un grado di conoscenza della cucina tale da essere selezionati da Cannavacciuolo devono aver iniziato a spadellare quantomeno da quando avevano 15 anni, cioè all’età media dei collegiali. Ecco, quindi, che fa molta impressione che gli aspiranti chef cerchino di imparare quanto più possibile da questa esperienza mentre i loro antagonisti di Raidue, un po’ per copione, un po’ per attitudine personale, al contrario cerchino di sfangarla quanto più è possibile.

In particolare, martedì i collegiali erano alle prese con la memorizzazione di una poesia, concetto aborrito dai più, laddove i cucinieri mettevano in pratica le conoscenze acquisite per tirare fuori in poco più di un’ora un piatto da servire. I primi rivendicavano l’inutilità della memoria, sfidando la bocciatura, i secondi proprio alla memoria di sapori e cotture facevano appello per essere promossi alla sessione successiva. E, ancor di più, in questo contrasto, emergeva il diverso concetto dell’affrontare una fatica, scansata dagli uni e sopportata dagli altri.

Seppure entrambi i programmi seguano un copione, il nostro personale crossover ci ha fatto riflettere anche su quella che viene ritenuta istruzione deputata tradizionalmente ai licei, perché ad uno studio che nel Collegio appare superficiale e approssimativo, nella ACA corrisponde un approfondimento culturale che dall’esperienza ai fornelli s’allarga ad una conoscenza di tematiche diverse. Tuttavia, la morale non è «meglio una pietanza realizzata con cognizione di causa che una poesia mal ricordata», ma che, qualsiasi cosa si studi, l’importante è che sia sostenuta dalla passione.

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