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L'addio della fiction e un coro: ridateci Montalbano!

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Sconforto di istituzioni e associazioni del Ragusano e Siracusano. Per Peppino Mazzotta, attore che interpreta Giuseppe Fazio, sarebbe un dovere morale girare almeno l'ultimo romanzo di Camilleri, "Riccardino"
Camilleri, montalbano, Sicilia, Cultura
Luca Zingaretti nella sua casa di "Marinella" a Punta Secca

Il prossimo 8 marzo andrà in onda “Il metodo Catalanotti”, ultimo episodio della serie del Commissario Montalbano. E sarà forse veramente l’ultima volta del personaggio nato dalla penna di Andrea Camilleri e interpretato da Luca Zingaretti. A confermarlo Peppino Mazzotta, attore che nella fiction interpreta l'ispettore Giuseppe Fazio: «Il Montalbano televisivo è concluso - dice Mazzotta -. Non credo si faranno altre puntate: le notizie che abbiamo ricevuto finora dicono così. Sono venute a mancare tutte le figure chiave. Anche se l'ultimo romanzo, Riccardino, non è stato girato, e io penso e ho sempre detto che sarebbe un dovere morale fare almeno quello, perché chiude la vicenda del commissario. Ma bisogna rispettare la decisione presa».

Parole che erano state anticipate da Andrea Camilleri: «Il commissario Montalbano finirà con me». E da Luca Zingaretti che aveva evidenziato come senza più l’autore che scriveva i testi e il regista che li girava, gli ultimi episodi sarebbero stati mandati in onda due nel 2020 e uno nel 2021.
La saga letteraria, che ha venduto 31 milioni di copie, è stata record di ascolto in televisione: nel maggio del 1999 è andato in onda “Il ladro di merendine”, primo episodio della serie del Commissario Montalbano. Nel marzo dello scorso anno, Rai Uno ha trasmesso gli ultimi due episodi della serie, che hanno registrato l’ennesimo incredibile share.

Da qualche mese, nel luglio 2019, il padre del commissario, Andrea Camilleri, era scomparso all’età di 93 anni. E dopo meno di un mese era morto il regista Alberto Sironi. Ma il pubblico del commissario attendeva con ansia l’arrivo sul grande schermo di "Riccardino", l’ultimo libro di Camilleri, scritto nel 2005, rimaneggiato nel 2016 e, su desiderio dell'autore, pubblicato postumo il 16 luglio 2020, dalla casa editrice Sellerio di Palermo.

Un addio che ha provocato sconforto nel Ragusano e nel Siracusano, culla del barocco e patrimonio dell'Unesco. Le immagini di quei luoghi hanno fatto conoscere, in tutto il pianeta, i monumenti e le bellezze di un patrimonio artistico e culturale di incommensurabile valore. Di conseguenza sono cresciute le presenze dei visitatori e si è sviluppata l'economia legata al turismo. «È impensabile e oltremodo irriverente nei confronti della memoria del grande maestro Camilleri pensare di non realizzare un'ultima e definitiva puntata della straordinaria serie televisiva, tratta dai suoi libri» dice Corrado Bonfanti, sindaco di Noto (Siracusa).

«Il Val di Noto non può assistere inerme a questa indecisione generale e deve farsi promotore e protagonista di un grande atto d'amore per il maestro, per la Sicilia e per milioni di ammiratori ed estimatori di storie ed intrecci tutti siciliani che si sviluppano tra i nostri palazzi, le nostre vie e i nostri monumenti». E si rivolge a Luca Zingaretti e alla casa produttrice Palomar, dell'amico Carlo Degli Esposti, che «devono trovare in noi amministratori del Sud Est tutta la disponibilità e l'entusiasmo per rendere possibile questo significativo e irrinunciabile gesto d'amore e di riconoscenza della nostra terra. Sono convinto - assicura - che la Regione Siciliana, con in testa il nostro presidente Nello Musumeci, innamorato della cultura e della Sicilia, sarà della partita. Nessun protagonismo ma condivisione e spirito di squadra, con la stessa tenacia e determinazione che il commissario ha sempre evidenziato nelle sue risolutive indagini».

Gli fa eco Giuseppe Rosano presidente dell'associazione “Noi albergatori-Siracusa”: «Il turismo di quest'angolo di Sicilia deve molto a questa serie e ci auguriamo che la nostra provincia possa ancora una volta ospitare le riprese del commissario Montalbano».
È rammaricato anche il presidente dell'associazione politico culturale “Ragusa in Movimento”, Mario Chiavola: «Tutto lascia presupporre che dopo vent'anni, questa straordinaria esperienza per la nostra città e per la nostra provincia si sia conclusa. Sapevamo che un giorno sarebbe accaduto. Ma ora che non ci sarà più l'effetto Montalbano a trainare la notorietà del territorio reso celebre dalle bellezze barocche di cui ci pregiamo, saremo in grado di potere contare su una valida alternativa?». E osserva: «Manca ancora una visione complessiva su quello che si vuole fare. Ragusa è ancora oggi la città di Montalbano, la realtà urbana set cinematografico naturale della fortunata serie televisiva. Già da ora, però, sarebbe necessario predisporre le linee guida per un futuro che non è più tanto lontano».

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