Martedì, 28 Settembre 2021
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Racconti contro tabù e pregiudizi. Proviamo a chiamarle con il loro nome: sono le mestruazioni

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Tredici tra scrittrici e studiose danno voce a un "rimosso" antico
Sicilia, Cultura
Foto di Marianne Rosenstiehl

Solo le donne potevano avere il coraggio di parlarne apertamente, con ironica franchezza, nominandole senza grotteschi sintagmi, chiamandole finalmente con il loro nome antico. Sono le mestruazioni, quel prodigio mensile la cui etimologia rivela la meravigliosa legge di natura, quella regola (e non è un caso che le mestruazioni vengano pure nominate «regole») della vita animale e della sua riproduzione sulla Terra. E le mestruazioni tornano in un libro singolare, tutto al femminile, “Son tornate. Racconti di mestruazioni e altri tabù” (Villaggio Maori Edizioni, pp. 120, euro 14), una raccolta di racconti che oggi alle 18.30 saranno presentate per la prima volta in streaming (https://www.facebook.coM/villaggioMaori) da Serena Maiorana e Graziella Priulla, accompagnate da Ornella Arena, Consigliera di zona Sicilia sud-est Coop Alleanza 3.0.

Villaggio Maori Edizioni, che è una casa editrice siciliana, fondata da un gruppo di studenti universitari catanesi, e Coop si ritrovano insieme contro stereotipi di genere e tampon tax (forse non tutti sanno che gli assorbenti femminili, in Italia, hanno l’Iva al 22%, come se fossero un bene di lusso), per questo nuovo progetto editoriale, a cura di Serena Maiorana (editor e scrittrice, docente di Editoria in ottica di genere) che raccoglie i testi sul tema di tredici scrittrici, editor, attiviste, giornaliste, blogger e professioniste della comunicazione, da Graziella Priulla, sociologa ed esperta di studi di genere, che firma la prefazione, alle autrici dei dodici racconti: Francesca Auteri, Beatrice da Vela, Erica Donzella, Arianna Garofalo, Giulia Impellizzeri (autrice della bella copertina), Loriana Lucciarini, Serena Maiorana, Patrizia Maltese, Mirella Mancuso, Benedetta Pintus, Natasha Puglisi, Rossana Maryam Sirignano.

«Le mestruazioni sono una costante nella vita delle donne, ne scandiscono le fasi, riguardano più della metà della popolazione della Terra e la riproduzione della specie umana» scrive nella prefazione la Priulla, che traccia una rapida storia nella geografia mondiale di questo tabù sopravvissuto ai millenni, circondato da superstizioni popolari, simbolo e oggetto di discriminazioni «al punto che vi si accenna con imbarazzo, sottovoce, con aria cospiratoria, solo fra donne e che si usano funambolismi verbali, perifrasi, metafore, eufemismi per non pronunciare la parola contaminante».

Sarebbe invece giusto parlarne con orgoglio, con rispetto, con naturalezza. Eppure, «il sangue mestruale ha incarnato, più di ogni altra cosa, l’opinione che noi siamo sporche e impure: è un tabù millenario incistato nella mitologia, nella religione, nella scienza; ha creato e crea ripercussioni sulla salute, sul benessere e perfino sull’autostima delle donne di tutto il mondo». E dunque le autrici, che devolveranno gli introiti dei diritti ricavati dalle vendite al Centro Antiviolenza Thamaia, da oltre vent’anni in prima linea a Catania per il contrasto alla violenza contro le donne, affrontano lo “scabroso” tema, facendo leva sulla cifra umoristica o visionaria per nominare senza ipocrisie l’aspetto più cruento del mondo delle mestruazioni, il sangue (che la letteratura borghese non ha raccontato), declinato nei racconti con le sue cromie, tra «svolte ambientaliste» e «vere rivoluzioni» che, lungi dall’essere «sconvenienti», dipanano storie che danno voce a tutte le donne, solidali, come recita il titolo di un racconto, a gridare «Mestruazioni di tutto il mondo unitevi!».

Storie brevi e agili, nelle quali ognuna di noi si riconosce. Al centro di tutto, con il mistero e le suggestioni di quel ciclo della vita, dal menarca alla menopausa, il corpo femminile, finalmente liberato, nonostante sia stato “addestrato”, da secoli, a tutte le latitudini, sin dall’infanzia, a “conformarsi” a modelli, false credenze, imposture storiche, sociali, culturali, che non hanno reso difficile solo la vita delle nostre antenate ma persistono nelle forme di luoghi comuni e pregiudizi persino nel nostro tempo.

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