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CELEBRAZIONE

Meraviglioso Benigni, luce di speranza: "Dante dice che ci riabbracceremo"

Porta il Paradiso al Quirinale con Mattarella e Franceschini. E poi scherza: "Dante fondò un partito dove c'era solo lui, il PD"

Emozionato e travolgente, Roberto Benigni nel suo omaggio a Dante al Quirinale racconta che il Sommo Poeta «ci dice che ci riabbracceremo». Lui vorrebbe abbracciare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, "ma non si può». «Ho stima, ammirazione per lei. Vorrei rendermi utile: se ha bisogno di un corazziere, perché qualcuno è in ritardo o ha il raffreddore, ho già pronta l’uniforme. Oppure il cuoco, l’autista, il sarto, il barbiere: una volta l’ho vista in tv e non aveva il barbiere. Ecco, le faccio i capelli vestito da corazziere» dice al Capo dello Stato introducendo il XXV canto del Paradiso, alla presenza anche del ministro della Cultura Dario Franceschini, nel Salone dei Corazzieri. E salutando gli italiani a casa, «in questo momento con ancora più affetto e calore», il premio Oscar confessa: «Dentro di me tutto danza, è un balletto».

Nell’evento clou del Dantedì, in onda in diretta su Rai1, Benigni lascia spazio anche a qualche spunto di satira politica: «Dante è stato un grande poeta e un grande politico. Era con i guelfi, tra i Priori e poi nel Consiglio dei 100. La politica non gli ha portato bene: lo hanno esiliato ingiustamente da Firenze e condannato, quindi è passato tra i ghibellini. Ma alla fine ha detto basta con la politica e ha fatto 'parte per se stesso". Ha fondato il partito di Dante, il Pd, non ha vinto mai. Si sono scissi, c'erano troppe correnti: questo Pd sono 700 anni che non trova pace». A 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, arrivano le parole di Papa Francesco che concludono la Lettera apostolica 'Candor lucis aeternaè e ci dicono che «la figura di Dante, profeta di speranza e testimone del desiderio umano di felicità, può ancora donarci parole ed esempi che danno slancio al nostro cammino. Può aiutarci ad avanzare con serenità e coraggio nel pellegrinaggio della vita e della fede che tutti siamo chiamati a compiere».

E il presidente Mattarella ricorda in questa ricorrenza - in un’intervista al Corriere della Sera - come da Dante arrivi a noi «una lezione di coerenza che vale per tutti, politici compresi, perché non si può andare contro la propria coscienza. Ed una delle sue eredità più importanti è nel dilemma fra giustizia e compassione». Nel dar via alle celebrazioni il ministro Franceschini spiega come sia «appena il secondo anno del Dantedì e sono già tantissime le iniziative in tutta Italia e online per celebrare Dante» e sottolinea come «in un momento difficile come questo attorno a Dante vi sia una grande vitalità e coesione della comunità nazionale. In fondo, lui stesso ci ha indicato la strada quando alla fine del lungo viaggio all’Inferno ha concluso con 'e quindi uscimmo a riveder le stellè». Prima di recitare a memoria, in un corpo a corpo unico, il XXV canto del Paradiso, il canto della speranza, Benigni ci fa compiere un viaggio nel significato della sublime cantica, il cui fine è «il compimento del desiderio infinito che abbiamo di immedesimarci con la realtà divina. Con il fatto che siamo un mistero e Dante ce lo fa sentire. Ognuno di noi ha un destino immenso davanti a sé, ci dice Dante». Poi si sofferma sul XXV canto «che comincia con una nota di dolore, quello dell’esule». Ma il momento più toccante è quando sottolinea che «a tutti noi, in questo momento di dolore del mondo, Dante dice, con un conforto immenso, ci riabbracceremo. E’ un canto che parla del presente e del futuro» e che conduce «alla felicità». L’applauso del presidente Mattarella, del ministro Franceschini e dei pochi presenti, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale, suggella l’intervento di Benigni in una serata evento che si apre con la musica antica dell’Ensemble Al Qantarah e un filmato realizzato da Rai Cultura con alcuni ricordi e interventi, fra gli altri di Carlo Ossola, Andrea Riccardi, brani del concerto di Riccardo Muti e un’intervista di Sergio Zavoli del 1965 al custode della tomba di Dante a Ravenna.

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