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IL ROMANZO

Matteotti, eroe "Solo". La ricostruzione storica di Riccardo Nencini

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Colto, appassionato, libero. Osò denunciare il fascismo per quello che era davvero: un progetto criminale fondato sulla corruzione

Un fantasma ha aleggiato sul fascismo durante tutto il periodo della dittatura, evidenziandone i difetti e l’illogicità di alcune scelte. Giacomo Matteotti non fu soltanto il primo vero antagonista di Benito Mussolini. Fu, allo stesso tempo, molte altre cose. In “Solo” (Mondadori), libro fresco di stampa, il senatore socialista Riccardo Nencini ricostruisce in forma romanzesca, con la precisione dello studioso, la passione dell’uomo politico e la creatività dell’intellettuale e narratore, la vita di un grande italiano.

C’è tutto nel volume scritto dall’attuale presidente della commissione Cultura del Senato e dedicato alla vita pubblica e privata del segretario del Psi: l’infanzia, le prime esperienze politiche, gli amori, le amicizie, la militanza comune con Mussolini nel Partito socialista unitario, i giorni drammatici della durissima opposizione al fascismo dilagante nella società italiana. E anche se la storia del romanzo si ferma a quel 10 giugno 1924, giorno del vile agguato al deputato di Fratta Polesine, fu proprio quell’episodio a dare il via a una serie di avvenimenti drammatici per il nostro Paese.
Si arriva così al 3 gennaio 1925, quando di fronte alla Camera dei deputati, Mussolini si assunse pubblicamente la «responsabilità politica, morale e storica» del clima nel quale l’assassinio fu perpetrato.

Prima che il romanzo racconti gli episodi salienti in maniera cronologica, Nencini fa un breve prologo: il 30 maggio 1924, giorno dell’insediamento del nuovo governo, il leader socialista pronuncia un circostanziato discorso a Montecitorio, denunciando i brogli, un po’ diffusi, che avrebbero caratterizzato le elezioni del 6 aprile. È un’invettiva dura, spesso interrotta da fischi e urla, ascoltata con malcelato fastidio da Mussolini. In quella tornata elettorale, grazie all’approvazione di una legge elettorale a forte impronta maggioritaria (la cosiddetta legge Acerbo), era uscita vittoriosa la Lista Nazionale guidata dal Duce e dai suoi fedelissimi. Quel discorso, molto probabilmente, segnò l’inizio della fine per Matteotti. Illuminante, a questo proposito, fu un’espressione di Gobetti, che definì il leader dell’opposizione «un volontario della morte».

Era una riformista, Matteotti, e ciò nonostante il radicalismo espresso a più riprese contro chi, anche tra i socialisti, mostrava segni di «cedimento opportunistico». Convivevano in lui due pulsioni: l’apertura alla collaborazione con i socialismi di altri Paesi e la preoccupazione per il territorio da cui proveniva (il Polesine, con il suo carico di povertà). In apparenza potrebbe sembrare una contraddizione e invece è solo una delle caratteristiche che fanno di Matteotti un personaggio unico. Insomma, coerenza e capacità di visione. Come spiegare, altrimenti, il suo discendere da famiglia benestante, il bagaglio culturale da intellettuale, e allo stesso tempo l’attenzione per i bisogni della povera gente, per gli ultimi di una società in cui convivono contraddizioni spaventose?

C’è questo e anche altro nell’opera di Nencini: l’amore per Velia, la donna che Matteotti sposò; l’esilio in Sicilia, per oltre due anni, dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale perché accusato di antipatriottismo; le sevizie con una candela accesa nel marzo del 1921 per mano dei fascisti. Violenze, abusi, culminati nel rapimento compiuto da un commando con il fiorentino Amerigo Dumini alla guida. I rapitori agirono a volto scoperto e Dumini, oltre a essere il capo della polizia segreta “Ceka”, era un giornalista riconoscibile. Le tangenti sul petrolio e il falso in bilancio ebbero il loro ruolo in un omicidio di chiara natura politica.
Per chi è interessato agli anni seguenti al Grande conflitto, è un libro da leggere. Un romanzo di ampio respiro, che ci restituisce il ritratto emozionante e commosso di una stagione cruciale della nostra storia, e di un uomo coraggioso e “Solo”, come tutti gli eroi.

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