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LA KERMESSE

Premio Lattes Grinzane: vince Nicola Lagioia. La Atwood incanta

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L’autrice canadese: gli scrittori non perdono mai la speranza... Lo scrittore barese si rivolge ai giovani: adesso più che mai dobbiamo esservi debitori

Si è rivolto agli studenti delle Giurie scolastiche del Premio Lattes Grinzane 2021, ma idealmente a tutti i giovani, il vincitore dell’undicesima edizione del premio, Nicola Lagioia, scelto per il suo “La città dei vivi” (Einaudi).

Lo scrittore barese, direttore dal 2017 del Salone Internazionale del Libro di Torino, era tra i cinque finalisti del Lattes Grinzane, riconoscimento internazionale intitolato a Mario Lattes, che fa concorrere assieme autori italiani e stranieri ed è dedicato ai migliori libri di narrativa pubblicati nell’ultimo anno. Gli altri quattro finalisti in gara erano Kader Abdolah (nato in Iran e rifugiato politico in Olanda) con “Il sentiero delle babbucce gialle” (Iperborea, trad. di Elisabetta Svaluto Moreolo), Bernardine Evaristo (britannica di origine nigeriana) con “Ragazza, donna, altro” (Sur, trad. di Martina Testa), Maylis de Kerangal (francese) con “Un mondo a portata di mano” (Feltrinelli, trad. di Maria Baiocchi), Richard Russo (statunitense) con “Le conseguenze” (Neri Pozza, trad. di Ada Arduini).

Dunque, dal palco del teatro “Busca” di Alba (Cn) un emozionato Lagioia ha ringraziato i 400 studentesse e studenti delle venticinque giurie scolastiche delle scuole superiori (ventiquattro in Italia e una a Madrid): «Adesso più che mai dobbiamo esservi debitori, perché in questo lungo difficile periodo il sacrificio maggiore è stato il vostro. Ho cominciato durante questa pandemia a tifare per la vostra generazione, voi che avete sopportato le limitazioni della libertà, che avete osservato le norme, che vi siete vaccinati anche per noi adulti e che siete sensibili a tanti temi, tra i quali quelli che riguardano la salvezza del pianeta, voi che sognate di rifare il mondo». Ed è pure di giovani che parla il romanzo di Lagioia, con la ricostruzione di un truce fatto di cronaca che impressionò l’Italia tutta, perché due amici, entrambi romani e di famiglia borghese, il ventottenne Manuel Foffo, studente di Giurisprudenza, e il trentunenne Marco Prato, studente fuori corso, la notte del 4 marzo 2016, in un appartamento in zona Collatina, durante un festino a base di droga, alcol e sesso, uccisero a pugnalate e a colpi di martello il ventitreenne Luca Varani.

Lagioia scende nell’abisso di questa storia, esplorando cuori, indagando con delicatezza nei giorni precedenti il delitto, tra routine familiari e quotidianità annoiate, ricostruendo movimenti, sentimenti, ruoli, cercando qualche barlume di luce nelle tenebre. Tutto ambientato in una Roma alla deriva, una città sfasciata, che sembra non avere una guida stabile, sfondo di questa tristissima storia di vite sprecate (Manuel verrà condannato a trent’anni; Marco si suiciderà in cella pochi giorni prima del processo).

Ma a restituire speranza con la sua lectio magistralis è stata Margaret Atwood, insignita del Premio Speciale Lattes Grinzane. E lei, la poetessa, narratrice e saggista canadese, cittadina della libera repubblica delle lettere e in odore di Nobel, ha detto: «Gli scrittori non perdono mai la speranza, almeno finché continuano a scrivere. Per quanto lugubre e pessimistico sia il contenuto di uno scritto, l’atto stesso di scrivere è intrinsecamente pieno di speranza, perché dà per scontata la presenza di un futuro lettore. Anche chi scrive diari in codice presuppone un simile lettore».

Una lezione, quella della Atwood, che è essa stessa un viaggio capace di farci «lasciare il corpo per entrare in un altro luogo e un altro tempo, di collocare le storie del passato nel qui e ora in cui il lettore legge e l’ascoltatore ascolta». Così, è stupefacente sentir dire dalla voce intensa della Atwood di Annibale e Cartaginesi, di Ulisse e Capitano Nemo, di Ovidio e Virgilio, di Gargantua, di Cappuccetto Rosso e del dottor Spock, di Virgilio e di Dante, di Sibilla Cumana e inferi odissiaci e, tra Swift, Verne e Twain, dell’inferno di Dante, che si immerge nelle tenebre con la guida di Virgilio, perché il poeta latino negli inferi c’è già stato. «E come diceva Mark Twain – ha ricordato la Atwood – se il paradiso è interessante per il clima, l’inferno lo è per la compagnia».

Insomma, una vertigine di storie come quelle che la Atwood, sciamana della parola, sa raccontare.

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