Giovedì, 20 Gennaio 2022
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Basta la parola: romanzo. Idee per le strenne di Natale

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I premiati e gli esordienti da non perdere, i libri che hanno fatto discutere e quelli che hanno fatto innamorare

Cosa c’è di meglio di un bel romanzo da mettere sotto l’albero di Natale? Un libro è l’oggetto perfetto per eccellenza e fra le sue pagine possiamo viaggiare lontano o specchiare il nostro ego. Nel maremagno di proposte sugli scaffali, ecco le nostre prime idee strenna, una selezione di romanzi – italiani e internazionali, premiati ed esordi d’autore – tra i più interessanti del 2021.

Un viaggio che comincia con uno dei titoli più attesi del 2021, Crossroads di Jonathan Franzen (Einaudi). La traduzione accuratissima di Silvia Pareschi consegna al lettore uno spaccato vivace della società americana mettendo al centro della scena la famiglia Hildebrandt dai giorni dell’Avvento del 1971 in avanti: l’inquietudine virile di Russ, il capofamiglia nonché pastore di una chiesa locale, e di sua moglie Marion, ormai naufragata nel disincanto coniugale fra sensi di colpa e aspettative tradite. E poi, i figli Clem, il primogenito, l’outsider, il personaggio più vicino proprio all’autore, perché incapace di uniformarsi – la figlia maggiore, Becky, empatica ed attraente e infine, l’adolescente Perry con un QI alle stelle e la mente instabile. Dopo Libertà, Purity e Le correzioni, l’autore 62enne firma il suo sesto romanzo, il primo capitolo di una ambiziosa trilogia americana che ruota intorno alla comunità giovanile della chiesa locale, Crossroads. Fra queste pagine, con un passo lento, lunghi dialoghi e improvvise accelerazioni, Franzen si prende tutto il tempo per consegnarci un ritratto della società americana, facendo di ogni personaggio – nel rapporto con Dio e con la comunità, nel continuo dilaniarsi fra rimorsi, desideri e bugie – uno specchio, in cui ciascun lettore può ritrovarsi.

Perdersi e ritrovarsi, accettando di non essere perfetti ma ancora vivi, nonostante tutto. Leggere Emmanuel Carrère è un’esperienza totalizzante. Amato oppure odiato, nessuno come lui sa squadernare la pagina, mettendosi al centro della narrazione. Accade in Yoga (Adelphi, tr. Lorenza Di Lella, Francesca Scala), in cui racconta un frangente della propria vita, cogliendo un crollo psichico e chiudendo con l’inizio di un nuovo amore, dopo aver vissuto anche un periodo in un ospedale psichiatrico, temendo di morire. Franzen si muove nell’analisi della società, Carrère si immerge nell’inconscio con le mosse di un esperto palombaro, incendiando i tabù, sfidando le nostre fobie sociali su ciò che sarebbe meglio non dire. L’autore cult francese inizia con l’intento di scrivere un libro sulla meditazione e l’osservazione della mente ma poi strappa il sipario e ci consegna il suo libro più intimista e provocatorio mentre là fuori, nel mondo, i fatti di sangue del Bataclan rimbombano sui margini della pagina.

L’oscurità dell’animo umano e il degrado di una città sono i due capisaldi de La città dei vivi, il nuovo romanzo (Einaudi) del premio Strega Nicola Lagioia che ruota attorno al delitto di Luca Varani per raccontare la banalità del male al tempo dei social.

Aprendo il capitolo dei premiati, segnaliamo Sulla riva del mare di Abdulrazak Gurnah (La Nave di Teseo, trad. Alberto Cristofori), Nobel per la Letteratura (del quale non si trovavano più le opere pubblicate in Italia), ambientato fra l’oceano Indiano e il canale della Manica, danzando sul tema dell’incontro con l’Altro.

Vincitore del Booker Prize, Damon Galgut irrompe sulla scena con La promessa (Edizioni E/O, trad. Tiziana Lo Porto), consegnandoci uno spaccato della società sudafricana mediante un altro racconto familiare che attraversa la fine dell’apartheid. Alla morte della madre, i tre figli Anton il soldato pentito, Astrid la vanitosa e Amor, afflitta da un senso di colpa ancestrale, faranno i conti col peso del mondo e il valore di una promessa inattesa. Galgut firma un dramma epico con un magistrale uso del discorso indiretto.

Trionfo è la parola giusta per Stefania Auci che chiuderà l’anno in cima alla classifica di vendita con L’inverno dei leoni (Editrice Nord) bissando il successo clamoroso del primo volume della saga dei Florio, e, subito sotto, ecco Valérie Perrin con Tre (Edizioni E/O, tr. Alberto Bracci Testasecca) che a sua volta, replica le vendite di “Cambiare l’acqua ai fiori”, il libro che ha dominato il passaparola del primo lockdown. Un trittico ideale con Silvia Avallone e Un’amicizia (Rizzoli) per un rapporto fra due amiche nella provincia italiana, una storia di riscatto e ambizione, con una coda di disillusione.

Ancora un’altra narratrice da non perdere ovvero la sorprendente Giulia Caminito che con L’acqua del lago non è mai dolce (Bompiani) ha trionfato con merito al premio Campiello, imponendosi come una delle nuovi voci più importanti – e già attese per una riconferma – sulla scena narrativa, capace di leggere le mutazione della società attraverso la lente di un complesso e doloroso rapporto madre-figlia. E su questo tema, pur se con un’altra declinazione, segnaliamo anche Quello che possiedi, il bel romanzo familiare firmato da Caterina Soffici.

Tante scelte e una certezza: La canzone di Achille sarà certamente uno dei libri di queste festività. A dieci anni di distanza dall’uscita, in barba al marketing, i teenager stanno regalando una seconda vita al romanzo firmato da Madeleine Miller (Feltrinelli, tr. Matteo Curtoni, Maura Parolini), che da un anno veleggia in classifica grazie al passaparola su TikTok, celebrando la dolorosa storia d’amore fra Achille e Patroclo, senza un’ombra di machismo.

C’è spazio anche per l’esordio importante di Bernardo Zannoni che con I miei stupidi intenti (Sellerio) sta raccogliendo notevoli consensi dai lettori mentre il fotografo e narratore crotonese Maurizio Fiorino conferma il proprio estro con Macello (Edizioni E/O), raccontando una storia di dolore in un Mezzogiorno che omaggia l’antropologia di Vito Teti, muovendosi fra fattucchiere, degrado e amori (im)possibili.

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