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"Posso cambiarti la vita" di Divier Nelli. Una fiaba cattiva dei nostri giorni

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Perla è un’adolescente infelice. Orfana di madre, un papà lontano e assente, vive con la nonna a Poggio in Chianti, frequenta la seconda classe del liceo tecnologico Margherita Hack di Firenze, è molto brava a scuola, è mite e paciosa – o così sembra- , ma è obesa e bassa, e per questi motivi bersaglio quotidiano di bullismo da parte dei compagni di scuola.

Il mondo di Perla, in quel territorio magmatico che è l’adolescenza, è narrato dallo scrittore ed editore Divier Nelli, al suo settimo romanzo, “Posso cambiarti la vita” (Vallecchi), una storia forte e disturbante, collocata in una realtà di mezzo stretta tra i luoghi tradizionali dell’educazione, la famiglia e la scuola, e quella zona grigia e straniata, brulicante di pulsioni che è il mondo virtuale, del cellulare, del pc e dei social, compagni talora tossici di solitudini ordinarie e profondissime.

Una finestra dalla quale appare quasi ineluttabile sporgersi pericolosamente sull’abisso benché a Perla non manchi l’accudimento d’una nonna amorevole e la stima degli insegnanti. Ma alla ragazza questo non basta, perciò nella ritualità alienante dei gesti quotidiani, in cui il rapporto con il cibo, assunto in eccesso per colmare altre mancanze, diventa sempre più patologico, Perla vive in un acquario grottesco e tragico agitato dalle velenose incursioni verbali e dai video virali e persecutori dei compagni di scuola.

Ma un giorno, uno dei tanti giorni imbroglioni della vita claustrofobica di Perla, sul suo telefonino appare un laconico e misterioso messaggio che recita «Posso cambiarti la vita. Faccio una cosa per te, tu una per me», inviato da un certo Matryoska, la cui pic è una bambolina russa dall’espressione cattiva. Comincia così, in un climax martellante, un gioco perverso nel cui terreno germoglia il desiderio di vendetta della ragazza, un corpo a corpo con il destino che trascina Perla in una trappola vischiosa.

Una storia estrema, dalle sfumature surreali, narrata da Divier Nelli con uso sapiente della lingua e delle sue suggestioni retoriche, al di là degli importanti temi al centro del romanzo: il bullismo, la degenerazione dei social e la deriva sempre più preoccupante dell’intolleranza e dell’odio sociali, con un’interessante microantropologia delle dinamiche complesse tra compagni di scuola.

L’iterazione ossessiva del sulfureo messaggio di Matryoska, la materia narrativa franta come per blocchi di lingua e di pensieri, di “matrioske” espressive scandite da una sintassi ellittica e anaforica e dall’uso consapevole di maiuscole, di enumerazioni asindetiche, di accostamenti onomatopeici, la prosa spezzata funzionale alla tensione della storia, segnano il passo di questa fiaba cattiva dei nostri giorni senza eroi né fate turchine né grilli parlanti.

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