Domenica, 25 Settembre 2022
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"ARIA"

Piero Angela in jazz. E quella sigla che tutti abbiamo amato

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E’ la sigla di Quark. È quel basso, armonico suono d'ovatta che da uno studio televisivo si è direttamente impresso nell'immaginario collettivo. È uno di quei rari casi nella letteratura classica in cui il contenitore si è preso il nome del contenuto. Una specie di metonimia nella quale l'effetto ha rubato la scena alla causa.

Lui, Piero Angela, chissà se quando l'ha scelta lo avrebbe mai immaginato. Che l'Aria sulla Quarta Corda, la parte più celebre della Suite n.3 in Re Maggiore di Bach, un giorno potesse rimanere irrimediabilmente associata al suo nome. Lui che ha creato una sua fenomenologia della divulgazione servendosi anche dei suoni, tenendosi stretto uno spazio incontaminato per la scienza esatta della musica. Parlava come suonava. E quel ritmo cadenzato che scandiva i suoi discorsi Piero Angela se lo era portato da lì. Da quel jazz "negroide" che gli era stato censurato nel Ventennio, da quella musica scura che poi si era ripreso, che aveva lasciato dentro e fuori i club della sua Torino. O alla Capannina di Viareggio, dove con vecchi amici aveva trovato il modo di pagarsi le vacanze, ma con la pretesa di poter, a turno, alzarsi e ballare.

Sedendo al piano s'innalzava. Anche sui tasti ha mostrato come il bianco e il nero possano mischiarsi senza rischiare il grigio. Ha saputo trasferire l'elasticità della mente alle mani. Ha accarezzato un progetto, un album finalmente concepito approfittando dei mesi del lockdown. In quei giorni fermi ha inseguito qualcosa. Piero Angela viveva a Bruxelles quando gli capitò di sentire gli Swingle Singers. Gli piacquero, comprò un disco e ci trovò l’Aria. Era perfetta, Bach era il suo musicista dell'anima. Poi gli Swingle Singers seppero tradurla in jazz senza violenza, senza presunzione, con rispetto. Le sigle allora erano tutte trionfanti, mentre lui voleva dire: «Calma, distendetevi». Imprimete il carattere ad ogni contrappunto, ottava per ottava. Non ha svilito un capolavoro. Che sentendo quel magnifico crocevia di note si pensi ad un titolo piuttosto che ad un altro nulla toglie alla sostanza della narrazione. Se Bach e musica sono sinonimi, Piero Angela e il jazz, il jazz e Bach sono parenti. E «La morte è una scocciatura».

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