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IL LIBRO

«Sapevamo che era in agguato una pandemia». David Quammen, lo scrittore che predisse il Covid

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E ora ci mette in guardia: abbiamo imparato la lezione?

«Il Covid-19 non andrà via, impareremo a conviverci. E in futuro arriveranno nuovi virus respiratori ma stavolta dobbiamo fare tutto il necessario per farci trovare pronti». Con un lungo tour, David Quammen ha conquistato i lettori italiani presentando il suo nuovo e attesissimo libro, “Senza respiro. La corsa della scienza per sconfiggere un virus letale” (Adelphi, traduzione di Milena Zemira Ciccimarra). Un successo universale e ampiamente meritato per il giornalista scientifico statunitense 74enne che per primo aveva predetto l’arrivo di una pandemia fra le pagine del suo bestseller «Spillover» e oggi tuona contro chi ha diffuso fake-news, alimentando teorie malsane e complottiste: «Le parole di Trump hanno fatto enormi danni. Ci serve un’educazione scientifica su larga scala». Quammen è tornato in libreria con un libro che racconta la corsa contro il tempo della scienza ed elogia i vaccini, auspicando a gran voce «una leadership politica mondiale finalmente in grado di prendere decisioni scomode. Ciascuno deve fare la propria parte».

Mr. Quammen, cos’è “Senza respiro”?
«Un libro sulla pandemia diverso da tutto quello che era già sugli scaffali, una biografia di un virus di cui, purtroppo, non ci libereremo facilmente. Ho un mio metodo di lavoro, ma non potendo viaggiare, ho intervistato novantacinque scienziati via Zoom e sa cos’è emerso? La scienza era pronta, noi sapevamo che c’era una pandemia in agguato, là fuori».

Il risultato è un racconto di vite intrecciate con i virus. Cosa sappiamo dei virus?
«Tanto ma non abbastanza. Li considero “gli angeli neri dell’evoluzione”, possono essere devastanti ma fanno parte di noi, ecco perché dobbiamo studiarli e comprenderli, non semplicemente condannarli».

Perché la società, perché noi tutti eravamo impreparati?
«Noi invadiamo gli habitat altrui e ci avviciniamo pericolosamente alla fauna selvatica. Con queste premesse era inevitabile l’arrivo di una pandemia. Noi siamo una specie fra le specie ma pretendiamo di avere accesso a risorse in modo sproporzionato».

È anche una questione di stile di vita?
«Assolutamente. Oggi siamo 8 miliardi sulla Terra e dovremmo comprendere che ogni scelta ha le sue conseguenze».

Ad esempio?
«Dovremmo ridurre il consumo di carne derivante dagli allevamenti intensivi, riflettendo sulle conseguenze dei nostri voli aerei e, infine, limitare la natalità. E ovviamente, ci servono politici responsabili, in grado di agire e comprendere la gravità della situazione».

Perché?
«Prepararsi ad una pandemia richiede investimenti ingenti, significa tagli alle spese e scelte impopolari. Purtroppo, è molto più semplice voltarsi dall’altra parte, rimandando tutto alle prossime elezioni. Pensi a ciò che è successo in America: Donald Trump negava la gravità della situazione, pensava fosse una cospirazione cinese e considerava il Covid una semplice influenza. Il risultato sono centinaia di migliaia di morti e una valanga di fake-news».

La preoccupa il nuovo Twitter guidato da Elon Musk?
«Molto. Twitter è stato molto importante per veicolare fonti affidabili durante la pandemia ma con la guida di Elon Musk temo che ciò cambierà in senso negativo. E non le nascondo che mi preoccupa perché i complotti e le loro favole sono molto più affascinanti del rigore della scienza».

I vaccini hanno funzionato?
«Sì. E ci hanno salvato la vita. Dobbiamo continuare a vaccinarci ancora finché sarà necessario, semplicemente perché questi farmaci sono stati la nostra salvezza».

E come replica a chi li disprezza?
«Se non credi ai vaccini, non credi alla scienza. Il numero di persone vaccinate che hanno avuto sintomi gravi e sono finite in terapia intensiva è molto più basso rispetto ai non vaccinati finiti in ospedale. Chi non crede ai vaccini sta semplicemente rifiutando la medicina moderna».

La fretta di voler tornare alla “normalità” può essere pericolosa?
«Siamo tutti esausti, ma ancora oggi uso la mascherina in viaggio. Se sarà necessario dovremo essere pronti a indossarle daccapo, ri-attivando il distanziamento sociale. Ciascuno deve fare la propria parte».

In «Senza respiro» afferma che il cambiamento climatico, i nostri consumi e la distruzione dell’ecosistema sono drammaticamente collegati. Conferma?
«Certamente. È tutto collegato al nostro impatto sul pianeta. Ecco perché dobbiamo pretendere una leadership politica che creda nella scienza e sia in grado di prendere decisioni scomode ma necessarie».

Lei è pessimista riguardo al futuro?
«Sono pessimista se penso alla situazione in atto e a quello che rischiamo. Ma sono convinto che ci sia ancora tempo per agire e provare a cambiare il futuro. Ma tutti noi dobbiamo essere agenti del cambiamento. Se voi siete pronti, cominciamo subito. Insieme».

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