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Addio all’attore messinese Mimmo Minutoli, volto di cinema e tv

Molti lo ricorderanno nel ruolo del questore di Palermo in uno dei film più amati di Roberto Benigni, «Johnny Stecchino»: una delle caratterizzazioni più riuscite nel cinema italiano. Ma la sua vera anima era teatrale. Ieri, dopo una breve malattia, ci ha lasciato Domenico Minutoli (per tutti Mimmo), 76 anni, attore messinese di lungo corso, nato e residente a Galati Marina (dove domani saranno celebrati i funerali), compaesano e amico di Nino Frassica, con cui aveva condiviso i primi passi sul palcoscenico.
Mimmo Minutoli cominciò a recitare giovanissimo, nel 1964, con Franco Tripodo, allora molto popolare a Messina. Gli aveva scritto una lettera, lui diciassettenne quasi in pantaloncini corti, chiedendogli di farlo recitare. E fu accontentato. Da lì cominciò una lunga carriera da caratterista, cui era “condannato” dal suo fisico appena oversize e che lo aveva portato spesso lontano dalla sua città.
Capace di essere sia comico sia drammatico, a Messina l’attore aveva lavorato proprio con tutti (in una stagione in cui l’offerta teatrale era tantissima): dal Teatro Struttura di Rocco Familiari a Massimo Mòllica, dalla Compagna delle Arti per la quale, tra tanti altri, interpretò il ruolo di Federico II nel «Colapesce» di Ignazio Buttitta (1986), alla riduzione teatrale de «Il Gattopardo», scritta da Biagio Belfiore e diretta e interpretata da Franco Enriquez (1980), in cui interpretò Monsignor Trottolino, oltre che assistente del regista.
La sua carriera era presto diventata nazionale grazie alla partecipazione a molti film e fiction televisive. Fra i primi, oltre a «Johnny Stecchino», vanno ricordati almeno – tra i più poolari – «Fantozzi 2000 – La clonazione» con Paolo Villaggio, «Volevo i pantaloni» tratto dall’omonimo romanzo di Lara Cardella, «S.P.Q.R. 2000 e ½ anni fa» di Carlo Vanzina.
Anche in televisione Minutoli ha lavorato in tante produzioni di grande successo, come le serie «Il maresciallo Rocca» con Gigi Proietti, «L’ultimo padrino» di Marco Risi, «Il capo dei capi» di Enzo Monteleone, «Il generale Dalla Chiesa» con Giancarlo Giannini, «Un prete fra noi» di Giorgio Capitani con Massimo Dapporto, «L’uomo che sognava con le aquile» di Vittorio Sindoni con Terence Hill e tanti altri.
Negli ultimi anni Mimmo Minutoli si era ritirato nella sua casa di Galati Marina, il villaggio dove spesso lo si incontrava in bicicletta. Amava andare in campagna a raccogliere melagrane, carrube e verdura selvatica che portava alla sorella, da cui andava ogni giorno a mangiare, e agli amici. Curava con passione il suo piccolo giardino e gli piaceva anche frequentare un vivaio, dove dava una mano a curare le piante. Leggeva, dipingeva e per hobby faceva piccoli lavori di oreficeria.
Sempre gentile e disponibile, nonostante un carattere riservato e un certo imprecisato rimpianto che portava negli occhi dallo sguardo acuto.

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