
Nel centesimo anno dalla nascita di Giuseppe Fava, il Teatro Stabile di Catania rende omaggio al giornalista ucciso dalla mafia nel 1984, con il debutto in prima nazionale del suo testo inedito «Il Vangelo secondo Giuda». Lo spettacolo, il cui adattamento e regia sono affidate al figlio Claudio, andrà in scena da domani a domenica alla sala Futura. Sul palco gli attori messinesi Maurizio Marchetti e Antonio Alveario e poi David Coco, Manuela Ventura, Liborio Natali, Alessandro Romano e Matteo Ciccioli.
«Il Vangelo secondo Giuda» è un testo che si permette due fondamentali disobbedienze. La prima, la più imprevedibile: lo sguardo e la voce di questo Vangelo sono quelli dell’ultimo tra gli ultimi, il reietto per definizione, ovvero Giuda. Eppure, forse proprio per questo sguardo che arriva dai margini, la storia prende un’altra direzione, smarrisce la sua sacralità e si umanizza, si fa carne e sentimento. Com’è la vita, quando esce dal tempio e incontra le donne e gli uomini. L’altra disobbedienza è l’aver proiettato questa storia in un tempo nostro, presente, il tempo dolente e ribelle che fu di Giuseppe Fava quando scrisse questa pièce, più di quarant’anni fa.
Precipitati dai loro piedistalli, il Maestro e gli apostoli adesso sono attorno a noi, con difetti e rabbie, adulazioni e presunzioni. Ci rassomigliano. Un vangelo blasfemo? Niente affatto: un vangelo nostro, concreto e insieme grottesco, il racconto di vite fallaci, di amori assoluti, di tradimenti e di ribellioni, di equivoci, paradossi, verità sempre imperfette.
La regia di Claudio Fava ha voluto restituire al testo la freschezza di un’intuizione: immaginarci noi, sul palcoscenico, come improbabili apostoli, tutti tentatori e tentati dalla vita terrena. Quella cioè che si attraversa e si consuma qui ed ora.

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