Domenica, 20 Ottobre 2019
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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Dirigenti pubblici, intesa sul contratto: riceveranno 5 mila euro a testa di arretrati

contratto, pubblica amministrazione, Sicilia, Economia

Firmata l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale dei dirigenti e dei professionisti delle Funzioni centrali dello Stato. L’intesa, relativo al triennio 2016-2018, è stata sottoscritta oggi all’Aran, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche Amministrazioni, dopo 17 mesi di trattativa e riguarda una platea di circa 6.700 dirigenti e professionisti dello Stato, 400 dei quali di prima fascia.

L’accordo prevede aumenti retributivi, tra tabellare e fondo integrativo, che vanno dai 426 euro per i dirigenti di prima fascia degli enti pubblici non economici (Epne) ai 350 dei ministeri, dai 275 euro per i dirigenti di seconda fascia degli Epne ai 209 dei Ministeri, per arrivare poi a medici e professionisti. Il rinnovo riguarda anche i medici dell’area, con incrementi dai 194 euro ai 221, e i
professionisti, con aumenti dai 285 ai 311. Ma i rialzi compariranno in busta paga solo dopo le verifiche ministeriali e della Corte dei Conti.

Intanto, ammontano a circa 5 mila euro lordi gli arretrati accumulati pro capite, in media, dai dirigenti di Stato, per cui è stata appena siglata l’intesa sul rinnovo del contatto 2016-2018. La somma sarà caricata in un’unica soluzione nella prima busta paga utile, che si concretizzerà dopo che il contratto avrà superato tutte le verifiche stabilite, presumibilmente tra fine 2019 e inizio 2020.

L’intesa raggiunta verrà ora sottoposta alla consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori in vista della stipula definitiva del contratto. Rimangono adesso da chiudere, per la vigenza contrattuale 2016/2018, i contratti della dirigenza delle Funzioni Locali e quelli di comparto e dirigenza della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Secondo la Cisl Fp, le novità del nuovo contratto 2016-2018 dei dirigenti e dei professionisti delle funzioni centrali sono: «la clausola di salvaguardia per i dirigenti in caso di riorganizzazioni che abbiano comportato la revoca anticipata dell’incarico, che coprirà inizialmente il 100% della retribuzione di posizione del precedente incarico; più trasparenza attraverso nuove forme partecipative e confronto sulle procedure e sui criteri per il conferimento degli incarichi, sulla graduazione delle posizioni dirigenziali e sui criteri dei sistemi di valutazione della performance; valorizzazione e potenziamento della contrattazione integrativa; riduzione della forbice fra i due livelli differenziati di professionalità per i professionisti degli Enti pubblici non economici, con aumenti minimi pari al 3,48% per tutti e più tutele e opportunità di contrattazione per i medici Epne; adeguamento dei tabellari dei dirigenti e delle retribuzioni di posizione fissa; infine, estensione ai dirigenti sanitari e ai dirigenti con professionalità sanitarie del ministero della Salute degli istituti del Ssn».

Il sindacato, si legge in una nota, sottolinea l’importanza del risultato raggiunto il quale mette fine a 10 anni di blocco contrattuale: «Con la firma del contratto si adeguano i tabellari, le retribuzioni di posizione fissa e variabile e i fondi per la contrattazione integrativa, riattivando relazioni sindacali stabili, si riafferma il diritto all’incarico per tutti i dirigenti e si consolida il processo di separazione fra dirigenza e politica, auspicando una riforma che superi presto la cultura dell’adempimento formale e che rafforzi l’attenzione al valore del servizio pubblico, nell’interesse dei cittadini».

Il contratto dei dirigenti della Pa - fa notare il segretario generale della Uilpa Nicola Turco, è stato bloccato per oltre 10 anni dalla «miopia della classe politica», sia per motivi di natura economica sia perchè «è mancata l’effettiva volontà di assicurare al Sistema Paese una pubblica amministrazione efficiente, in grado di fornire servizi di qualità, proseguendo nel disegno perverso di destrutturare il servizio pubblico. Un proposito malcelato, finalizzato a favorire gli interessi dei soggetti privati, dando loro la possibilità di fornire a cittadini e ad imprese servizi di minor qualità a costi maggiori». «La Uilpa - prosegue Turco - che da sempre si oppone a tale progetto, si è impegnata anche in questa occasione, per garantire che fosse non solo preservata ma anzi ampliata la netta separazione del ruolo di indirizzo della politica da quello della gestione amministrativa che deve restare in capo alla dirigenza».

«La dirigenza deve essere messa in grado di operare assumendosi la responsabilità di scelte funzionali e non clientelari», rimarca il segretario generale della Uilpa, «ed in quest’ottica si sono ampliate le aree di coinvolgimento dei dirigenti e dei professionisti anche attraverso la costituzione di un Comitato paritetico che sarà chiamato ad esprimersi su progetti di organizzazione, innovazione e miglioramento dei servizi ovvero su tutto ciò che abbia una dimensione progettuale, complessa e sperimentale, di carattere organizzativo».

Si perde l’incarico e spesso anche una parte della retribuzioni. Finora per i dirigenti di Stato ha funzionato così ma con il nuovo contratto le cose cambieranno. In caso di riorganizzazioni che portano a una decadenza anticipata dell’incarico si mantiene la stessa busta paga fino al termine 'naturale', ovvero quello inizialmente stabilito. Per i tre anni successivi sarà garantito un ammortizzatore che, però, finito il periodo cessa (con un decalage per cui ogni anno si toglie un terzo). Se invece si passa a un incarico meno remunerato scatterà una «clausola di salvaguardia» che non permetterà al livello retributivo di scendere sotto il 90% di quanto il dirigente in questione prendeva prima. Anche in questo caso la copertura durata tre anni, con un decalage progressivo.

 

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