Sabato, 23 Novembre 2019
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BENEFICIARI A RISCHIO

Reddito di cittadinanza, sussidio sospeso per 100 mila famiglie: non hanno integrato la domanda

Il reddito di cittadinanza sarà sospeso a circa 100mila famiglie che non hanno integrato la domanda entro il 21 ottobre. E' quanto stabilito dall’Inps che tre settimane fa ha inviato un avviso via sms a 520mila famiglie titolari del reddito chiedendo loro di completare, entro il 21 ottobre, la domanda presentata a marzo, pena la sospensione del sussidio. Scatta quindi adesso la sospensione dell'assegno per quasi 100 mila famiglie che non hanno adempiuto, circa una su dieci di quelle che attualmente lo ricevono (943mila). Tra queste ci sono circa 53mila famiglie di extracomunitari per le quali le richieste alle quali adempiere erano più complesse sotto l'aspetto burocratico.

La sospensione però non sarà definitiva in quanto "chi si fosse visto bloccare il versamento del beneficio non solo se lo vedrà riconoscere nuovamente una volta presentati questi documenti ma, laddove necessario, si troverà a prendere gli arretrati".

L'Inps il 4 ottobre ha spiegato che l’integrazione è necessaria perché le prime domande sono state presentate, a partire dal 6 marzo 2019, utilizzando un’istanza poi cambiata il 2 aprile 2019, a seguito delle modifiche apportate dalla legge di conversione del decreto legge istitutivo.

Adesso, chi ha ricevuto il messaggio dell'Inps dovrà siglare due dichiarazioni che attestino che il richiedente non sia soggetto a misure cautelari (arresto, fermo) né che abbia riportato condanne definitive negli ultimi dieci anni, e che in famiglia non ci siano disoccupati a seguito di dimissioni volontarie (si vuole evitare che uno lasci il lavoro per prendere il sussidio). Regole ancora più stringenti per i cittadini extracomunitari che devono presentare una certificazione delle autorità dello Stato di provenienza tradotta in italiano e bollata dal consolato per accertare il possesso dei requisiti.

Adesso, comunque, il totale delle famiglie beneficiarie del reddito dovrebbe scendere intorno a 850mila, contro il milione 248mila stimato dal governo. E scenderà di molto la spesa: circa un paio di miliardi in meno rispetto ai 5,6 miliardi stanziati per quest’anno (più di 7 dal 2020 in poi). Un tesoretto che il governo dovrà decidere se utilizzare nell’ambito delle stesse politiche di contrasto alla povertà o alla riduzione della spesa pubblica.

 

 

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