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Canone Rai, proposta del M5s per abolirlo

Si torna a parlare di Canone Rai, della sua riduzione o addirittura di abolizione. Di nuovo di attualità quindi una delle "tasse" (così viene percepito) meno gradite dagli italiani (e che in passato ha avuto altissimi livelli di evasione).

Stamattina il ministro degli Esteri Luigi Di Maio su Rtl ha detto che «il nostro obiettivo è ridurlo, poi non spariamo cifre perché stiamo parlando di 2 miliardi di euro circa, ridurlo garantendo sempre che la Rai possa essere più indipendente possibile. La gente ci dice: se è governata dai partiti non lo vogliamo pagare, se garantite, facendo una legge, che la politica la smette di nominare i vertici della Rai, allora lo paghiamo».

Nei giorni scorsi la deputata catanese del M5S, Maria Laura Paxia, membro della Commissione Vigilanza Rai, ha depositato alla Camera il testo definitivo sulla sua proposta di legge riguardante l’abolizione del Canone Rai. «Vorrei smentire le polemiche che si sono sollevate su questa mia proposta - afferma l’esponente Pentastellata - con la diffusione di informazioni mirate alla diffusione di notizie false e pretestuose. Qualcuno ha, addirittura, espresso perplessità alla norma, senza nemmeno visionare il mio testo sostenendo che, con l’eliminazione del canone, il servizio pubblico non sarebbe tutelato a dovere. Voglio chiarire tutto ciò - sottolinea - ribadendo l’impegno costante per la salvaguardia del servizio pubblico della Rai che, attraverso le nomine d’ispirazione pubblica, oltre che la supervisione dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai, continuerebbe a godere a 360 gradi dei propri diritti e delle proprie tutele».

"La mia proposta - spiega Paxia - punta a modificare i limiti di affollamento pubblicitari della Rai equiparandoli a quelli delle televisioni private. Ritengo giusto che la Rai si adegui e inizi ad essere competitiva. L’intenzione non è quella di privatizzare l'azienda, ma di voler spingere la televisione pubblica a puntare sulla qualità del servizio, non potendo più finanziare i maxi stipendi con i soldi dei cittadini. In più, si vuole modificare il finanziamento del servizio pubblico generale radiotelevisivo, andando a sostituire il Canone con un gettito derivante fino al 40% dall’imposta sui servizi digitali, fino al 20% da una tassa sui ricavi delle emittenti radiofoniche e televisive diverse dalla Rai e fino ad un 10% da una tassa sui ricavi delle emittenti a pagamento, anche analogiche».

«Ogni anno - conclude Paxia - spetterebbe al Mise, di concerto col ministero delle Economie e Finanze, stabilire l'ammontare dei fondi pubblici, dell’imposta sui servizi digitali, della tassa sui ricavi delle varie emittenti in misura tale da consentire alla Rai di coprire i costi, più o meno come accede anche in Spagna e in altri contesti internazionali».

Fino al 2016 il Canone Rai veniva pagato con un bollettino ma la percentuale di evasione era altissima. Con la legge di stabilità 2016, viene addebitato nella bolletta dell'energia elettrica dell’abitazione di residenza. Infatti, si presume che chiunque abbia un'utenza elettrica domestica abbia anche un apparecchio televisivo. A pagarlo sono gli intestatari di un contratto di fornitura elettrica nell'abitazione di residenza.

L'importo del canone è di 90 euro e si paga direttamente nella bolletta elettrica con l'addebito sulle fatture emesse in diedi rate da gennaio a ottobre. Ma si può pagare anche con modello F24 o con addebito sulla pensione. Gli anziani con reddito sotto 8 mila euro sono esentati dal canone.

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