Venerdì, 22 Ottobre 2021
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I NUOVI DATI

Lavoro, Istat: boom di "inattivi" a causa del Covid. Calo di occupati senza precedenti

E’ "boom" degli inattivi nel mercato del lavoro, cioè di coloro che un lavoro nemmeno lo cercano. La maggior parte di questi - 300 mila persone - dichiara di non cercare un’occupazione, chiamando in causa la pandemia: dati alla mano, l’Istat rileva che nel IV trimestre, il quarto consecutivo, a un ritmo più accentuato rispetto al trimestre precedente, cresce il numero di inattivi di 15-64 anni (+403 mila, +3,1% in un anno), insieme al corrispondente tasso (+1,2 punti ). Aumentano sia le forze di lavoro potenziali, componente più vicina al mercato del lavoro, sia il numero di coloro che non cercano e non sono subito disponibili a lavorare.

L’aumento tendenziale dell’inattività è legato ai motivi familiari (+85 mila, +2,9%), a quelli di studio (+68 mila, +1,6%) e, soprattutto, agli altri motivi (+300 mila, +19,3%), tra i quali prevale la mancata ricerca di lavoro per problemi legati all’emergenza sanitaria ("tutto fermo», «nessuno assume causa covid», «timore del contagio», «aspetta che si attenui la pandemia», ecc.).

Torna ad aumentare anche il numero degli scoraggiati (+85 mila, +6,4% in un anno), ossia di coloro che dichiarano di non cercare un lavoro perchè ritengono di non trovarlo, soprattutto tra i 15-34enni, nel Centro-nord e tra gli stranieri.

Su base tendenziale, dopo sei anni di calo, gli inattivi sono tornati a crescere nel 2020, di 567 mila unità (+4,3% in un anno). La crescita interessa sia le forze di lavoro potenziali (+217 mila, +7,4%) sia quanti non cercano e non sono disponibili a lavorare (+350 mila, +3,4%). Il tasso di inattività sale al 35,9% (+1,6 punti). Tra i motivi della mancata ricerca di lavoro, torna a crescere lo scoraggiamento (+2,1%) e aumentano i motivi di studio, il pensionamento ma soprattutto gli altri motivi (+35,6%), legati appunto alla pandemia.

Nel 2020 persi 456mila posti, calo senza precedenti

Un calo dell’occupazione «senza precedenti» è stato registrato nel mercato del lavoro nel 2020 dall’Istat. Sono in pratica 456 mila i posti di lavoro andati persi, con un ritmo del 2,0%: per la maggior parte si tratta di contratti a termine.
Un andamento questo, spiega l’Istat, che segue la crescita ininterrotta dei precedenti sei anni - seppur rallentata a partire dal 2017. Contestualmente, si registra una forte diminuzione della disoccupazione (-271 mila, -10,5%) e un intenso aumento degli inattivi di 15-64 anni (+567 mila, +4,3%). Il tasso di occupazione, che nel 2018 e 2019 ha raggiunto il massimo storico, scende al 58,1% (-1,0 punti percentuali rispetto al 2019) e torna ai livelli del 2017; in calo anche il tasso di disoccupazione che si porta al 9,2% (-0,8 punti in un anno), mentre quello di inattività sale al 35,9% (+1,6 punti).

Il calo dell’occupazione coinvolge soprattutto i dipendenti a termine (-391 mila, -12,8%) e, in minor misura, gli indipendenti (-154 mila, -2,9%); il lavoro dipendente a tempo indeterminato mostra invece una crescita (+89 mila, +0,6%). La diminuzione investe il lavoro a tempo pieno (-251 mila, -1,3%) e, soprattutto, il part time (-205 mila, -4,6%); la quota di part time involontario, inoltre, sale al 64,6% (+0,4 punti) dell’occupazione a tempo parziale (la quota calcolata sul totale degli occupati scende all’11,9%, -0,3 punti, per effetto del più forte calo dei lavoratori part time).

Calo dell'occupazione maggiore per le donne, -249.000 in 2020

In media annuale la pandemia ha ampliato i divari di genere sul mercato del lavoro. Il calo dell’occupazione, informa l’Istat, è stato maggiore tra le donne: -249 mila occupate (-2,5% rispetto a -1,5% tra gli uomini) e -1,1 punti nel tasso di occupazione (-0,8 punti tra gli uomini). Tra le donne la disoccupazione è scesa di più, -140 mila disoccupate (-11,4% contro -9,7% degli uomini) e -0,9 punti nel tasso (-0,7 punti per la componente maschile), e il tasso di inattività è maggiormente aumentato (+1,8 punti in confronto a +1,4 punti tra i maschi), nonostante il numero di inattivi sia aumentato di più tra gli uomini (+5,4% contro 3,7%).

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