Giovedì, 09 Febbraio 2023
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LA PROTESTA

Caos a Twitter, esodo di massa dopo l'ultimatum di Elon Musk

Twitter è sempre più nel caos. Mentre la scoietà annuncia che gli uffici saranno chiusi e i badge sospesi fino a lunedì, quasi mille dipendenti, tra i quali figure chiave per garantire il funzionamento della piattaforma, hanno deciso di licenziarsi e non cedere all’ultimatum di Elon Musk che nei giorni scorsi aveva chiesto di scegliere tra un impegno «estremo» o il licenziamento. E l’esodo di massa riguarda anche gli utenti, che fuggono verso altri social media sotto l’hashtag #RIPTwitter, 'Riposa in pace Twitter', facendo seriamente temere per il futuro della piattaforma più influente di internet. L’ennesimo terremoto è iniziato subito dopo che il patron di Tesla, non pago di aver falcidiato la metà dei 7.000 dipendenti appena arrivato al timone dell’azienda, ha deciso di inviare una mail interna nella quale intimava agli impiegati di scegliere tra un «impegno estremo», 'hardcore» l’aggettivo utilizzato da Musk, e il licenziamento. La reazione è stata inaspettata. In poche ore oltre 100 dipendenti in quattro continenti hanno annunciato pubblicamente su Twitter di voler lasciare.

«Potrei essere eccezionale, ma dannazione, non sono hardcore», ha twittato Andrea Horst, ex manager della 'supply chain' firmandosi «sopravvissuto» a Twitter. Al di là di chi lo ha dichiarato pubblicamente, secondo fonti informate sarebbero oltre 500 i lavoratori che hanno scelto di andarsene comunicandolo attraverso le chat interne per un totale di quasi 1.000 dipendenti sui circa 3.000 rimasti dopo la mannaia di Musk. L’uomo più ricco del mondo, come sempre, ha ostentato sicurezza, scrivendo sul suo account che «i migliori sono rimasti». «Abbiamo già segnato un altro record storico di utenti. Ironia della sorte, Twitter è più vivo che mai», ha poi aggiunto ripubblicando il meme di un uomo che si accascia su una lapide con il logo del social media diventata virale con oltre 1,3 milioni di like. Sfoggio di arroganza a parte, pare che questa volta l’inventore di Space X sia più preoccupato e ha voluto incontrare alcune figure apicali del social media per convincerle a restare. Il timore è che la partenza di ingegneri ed esperti di sicurezza metta a rischio il funzionamento e la sopravvivenza stessa del social media.

Una paura condivisa da migliaia di utenti che in queste ore hanno riscontrato sempre più interruzioni nel servizio, soprattutto dell’app, e deciso di abbandonare Twitter per migrare su piattaforme come Mastodon e Myspace. Gli hashtag #RIPTwitter, #TwitterDown, sono diventati virali in poche ore e in quasi tutti i post che hanno inondato il social media gli utenti si dicevano certi che «la fine fosse vicina». Intanto, mentre l’azienda dichiara che gli uffici resteranno chiusi fino a lunedì, fuori dal quartiere generale di San Francisco il 'projection activist’Alan Marling ha dato vita a una portesta proiettando sui muri dell’edificio scritte come 'questa è la prova che Musk è un idiotà oppure 'Stop Toxic Twitter' o ancoràFree Hate Speech’. Ma la società che cinguetta non è l’unica in crisi nel mondo di internet. L’amministratore delegato di Amazon, Andy Jassy, ha annunciato in una comunicazione interna all’azienda che i licenziamenti continueranno anche nel 2023. La comunicazione arriva qualche giorno dopo la notizia che il gigante dell’e-commerce si prepara a cacciare 10.000 impiegati, in quello che potrebbe essere il maggior taglio nella storia della società pur rappresentando meno dell’1% della sua forza lavoro complessiva. «L'economia rimane in una situazione difficile e noi abbiamo assunto rapidamente negli ultimi anni», ha sottolineato Jassy senza tuttavia specificare l’entità o i tempi dei nuovi licenziamenti.

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