Giovedì, 09 Febbraio 2023
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LEGGE DI BILANCIO

Manovra al rush finale, priorità al caro bollette. Polemiche sulla tax Amazon

Priorità ai redditi bassi e al caro bollette. E’ intorno a questi due cardini che il governo lavora a ultimare la scelta dei provvedimenti che andranno a comporre la manovra. Un menù da completare con risorse limitate (su una manovra da circa 30-32 miliardi, 21 in deficit andranno all’energia e solo 8-9 miliardi al resto) e tempi strettissimi (lunedì la legge di bilancio sarà sul tavolo del consiglio dei ministri). Tante le misure sul piatto, dall’azzeramento dell’Iva sui beni primari alla 'tregua fiscalè, dal taglio del cuneo al sostegno alla natalità. Nulla però è ancora definitivo, ripetono dal governo. Queste ultime ore saranno dunque decisive. Mentre la premier Giorgia Meloni garantisce: arriveranno «importanti iniziative».

Il rush finale verso il traguardo di lunedì è scattato con il vertice di governo di ieri sera. «Ho riunito le forze di maggioranza e i ministri competenti per discutere dei provvedimenti da inserire» in manovra, spiega la presidente del consiglio sui social. E mentre su un altro fronte caldo, quello delle autonomie, si registra l’apertura di Calderoli ad una proposta della Campania che potrebbe servire a sbloccare l'impasse, Meloni cerca di rassicurare in vista della manovra: "Siamo al lavoro su una legge finanziaria attenta a famiglie e imprese, con particolare attenzione ai redditi bassi. Un provvedimento per fronteggiare il caro bollette e sostenere milioni di cittadini». Su questo ha promesso di tenere la barra dritta il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti: la linea è quella della "prudenza», ripete alle forze politiche, appellandosi al loro senso di responsabilità. E sulle tante misure circolate dopo il vertice e riportate oggi dai quotidiani precisa: «si tratta di mere ipotesi presentate nel corso della riunione che sono in corso di valutazione politica». E’ invece praticamente certo il taglio del cuneo fiscale: il governo vuole «non solo finanziare" la misura anche per il 2023, «ma anche aumentarla - assicura Giorgetti - per i redditi più bassi dei lavoratori».

L’obiettivo indicato dal titolare del Tesoro è portare il taglio del cuneo a 3 punti, dagli attuali 2, che costano circa 3,5 miliardi (la spesa lieviterebbe così a circa 5 miliardi). Resta da capire come verrà ripartito il beneficio: il governo Draghi l’aveva destinato tutto ai lavoratori, questa volta la scelta politica sarebbe di dare una quota alle imprese, ma la quota non è ancora definita (Confindustria chiede due terzi ai lavoratori e un terzo alle imprese). Sul fronte lavoro sale intanto il pressing di Forza Italia per un intervento che spinga le aziende ad assumere giovani, con zero tasse per i neo assunti under34: «produrrà oltre un milione di posti di lavoro», promette Silvio Berlusconi. I due terzi delle risorse della manovra andranno al caro-energia (tra le misure, crediti di imposta al 35% e sconto per benzina e diesel), ma il governo considera prioritario anche sostenere maggiormente famiglia e la natalità: vanno in questa direzione le ipotesi di riduzione o azzeramento dell’Iva su pane, pasta e latte e Iva ridotta al 5% sui prodotti per l'infanzia e assorbenti; ma anche quella di aumentare l’assegno unico per le famiglie con più di 4 figli o con gemelli. Il pacchetto di misure a favore della famiglia dovrebbe valere complessivamente un miliardo.

Ma gli interventi non convincono i consumatori che bollano il taglio dell’Iva su pasta, pane e latte come un «finto risparmio» e calcolano un beneficio di soli 22 euro l’anno a famiglia. Nel capitolo pensioni la strada sembra spianata verso 'quota 103' (41 anni di contributi e 62 di età) come soluzione ponte per superare la Fornero, insieme alla proroga di Opzione donna e Ape sociale. Le risorse dovrebbero arrivare dalla stretta sul Reddito di cittadinanza: si punterebbe a risparmiare 1,5-1,8 miliardi togliendolo entro sei mesi agli 'occupabilì e limitandolo a chi risiede in Italia. E se l’estensione della flat tax resterebbe limitata a partite Iva e autonomi (la soglia sale a 85mila euro, mentre non è chiaro il destino dell’ipotesi di una tassa incrementale), la tanto promessa 'pace fiscalè si ridimensiona: sembra ormai fuori dai giochi lo scudo per il rientro dei capitali all’estero, mentre per le cartelle si va verso lo stralcio di quelle fino a mille euro e la riduzione di sanzioni e interessi, con rateizzazione in 5 anni, per le altre.

Polemiche sulla Tax Amazon

Tra le proposte del governo da inserire nella manovra, anche quella della Tax Amazon, la nuova imposta sulle consegne a domicilio. In attesa di capire se e come verrà inserita, si è accesa però la polemica sul tema. «Leggo di una tassa sulle consegne a domicilio (Amazon tax) per favorire il commercio di prossimità. Un’idea sbagliata: le consegne a domicilio sono ormai un servizio irrinunciabile, avvantaggiano chi vive nelle aree interne e le persone con scarsa mobilità». Lo scrive su Facebook il segretario di Più Europa Benedetto Della Vedova. «Quanto all’idea di penalizzare furgoni e furgoncini, più o meno inquinanti: siamo sicuri che, specie fuori dai centri urbani, il traffico di auto che raggiungono negozi e centri commerciali inquini meno? Le piattaforme del commercio online devono pagare le tasse dove producono gli utili, non devono assumere posizioni di monopolio, rispettare le regole e le leggi sul lavoro lungo tutta la filiera, ma - conclude - sono un pezzo della economia contemporanea e non un nemico da colpire».

A difendere la misura ecco Maurizio Gasparri, Forza Italia: Capisco che movimenti politici strafinanziati da Soros non apprezzino una tassa che riguardi Amazon, ma la scelta del governo in questa direzione è giustissima. Anzi, presenterò emendamenti per rafforzare questa scelta e per introdurre finalmente in Italia una vera e propria web tax. Il governo con la legge di bilancio annuncia l'intenzione di voler far pagare delle tasse a gruppi come Amazon, che pagano tra lo 0 e l’1% di imposte mentre ogni azienda, ogni artigiano, ogni commerciante paga il 30-40% di tasse. Ma bisogna rafforzare questa scelta. Introducendo una vera e propria imposta su tutte le transazioni che avvengono via rete». Lo dichiara il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. «Per far pagare ad Amazon il 20-25% di tasse, non soltanto una parte delle imposte che dovrebbe versare. I giganti della rete rappresentano un’importante modernizzazione del sistema comunicativo e produttivo. Ma non possono essere esentasse, mentre ogni lavoratore, ogni famiglia, paga ingenti imposte alle casse pubbliche. Quindi in parlamento agiremo per rafforzare la indicazione di marcia del governo. Quello che si prospetta è un primo segnale che nelle aule parlamentari rafforzeremo aumentando di gran lunga questa imposizione che rappresenta una scelta di democrazia e di rispetto di una libera concorrenza», conclude.

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