Domenica, 29 Gennaio 2023
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TENSIONE FINANZIARIA

Lo schock di guerra e inflazione fa tremare i mercati. Lo spread sale e il Btp vola al 4,40%

I mercati hanno capito il messaggio "da falco" della Bce, dice il governatore austriaco Robert Holzmann dopo la stretta annunciata ieri dalla banca centrale. Quasi un compiacersi per aver riportato tutti coi piedi per terra. Ma al di qua delle Alpi si guarda con timore allo spread volato oggi oltre 220 e al rendimento del Btp oltre la soglia di guardia, se un moderato come il ministro degli Esteri Antonio Tajani definisce «senza senso» la scelta di Francoforte. Se l’Eurotower intendeva contenere le aspettative d’inflazione a medio termine con parole 'da falcò, in effetti il messaggio è arrivato forte e chiaro. Gli investitori ora prezzano un tasso 'terminalè, dove la Bce si fermerà nei prossimi mesi, saldamente sopra il 3%. La preoccupazione a Francoforte continua ad essere l’inflazione a due cifre (arrotondata al rialzo al 10,1% a novembre) piuttosto che la recessione, che la Bundesbank conferma per la Germania (-0,5% la crescita 2023).

L’Italia potrebbe uscirne invece con un +0,4% secondo Bankitalia, che si limita a descrivere il passaggio invernale, che fino a pochi mesi fa doveva essere uno shock energetico, con poche righe: «il Pil si indebolisce nell’attuale trimestre e nel prossimo» prima di tornare in graduale crescita. Anche l’indice Global Pmi che anticipa l’attività economica, risalito di un punto pieno a dicembre a 48,8, parla di un allarme rientrato. I rischi ruotano attorno alla guerra: nello scenario di stop completo all’import di energia russa proprio Bankitalia paventa due anni di recessione col Pil italiano a -1% sia nel 2023 che nel 2024. Per la Bce, tuttavia, fermare l’inflazione significa difendere il potere d’acquisto delle famiglie e dunque i consumi e la crescita. Le vittime collaterali sono anzitutto le Borse: sia New York che le piazze europee soffrono la mossa restrittiva concertata da Fed, Bce, Bank of England con un -1,55% per il Dow Jones a metà seduta e chiusure a -0,16% per Milano (dopo il tonfo di ieri), -0,67% a Francoforte e -1% a Parigi. E soprattutto i titoli di Stato, dopo che è in atto un re-pricing esasperato dalle parole da 'falchì, appunto, di numerosi esponenti della Bce: dal finlandese Rehn che anticipa due rialzi da mezzo punto a febbraio e marzo, al francese Villeroy de Galhau che gela gli investitori nel debito sovrano: la Bce "probabilmente accelererà a partire da luglio» il processo con cui da inizio marzo inizierà a scaricare i 5.000 miliardi di dedito (700 solo per l’Italia) messo in pancia negli anni del 'Qè. Guardando le quotazioni sugli schermi, salta all’occhio il primato (negativo) dell’Italia che ha i rendimenti (e lo spread) più alti di tutti i partner dell’euro, Grecia inclusa. La giornata di violenta pressione sui bond si conclude col differenziale a 213 punti base, dopo una fiammata a oltre 220. Lontano dai picchi di oltre 300 durante il tormentoso insediamento del Governo Conte 1, perché salgono anche i tassi sul bund tedesco. Ma il rendimento decennale italiano, all’indomani della conferenza stampa di Christine Lagarde, stamani è schizzato al 4,40% prima di chiudere al 4,27%. E’ un balzo di oltre 50 centesimi in soli due giorni, il più forte dalla frase incauta «non siamo qui per chiudere gli spread» pronunciata a marzo 2020 dalla presidente della Bce. Un’accelerazione che riaccendo lo scontro con l’Europa nella maggioranza (il vice presidente della Camera Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, evoca l’ipotesi che la Bce possa "costringerci in una seconda fase a ricorrere al Mes"). E che mette in guardia ai piani alti della Bce. La 'prima linea di difesà ossia la possibilità (fino a fine febbraio) di ri-orientare sui bond italiani o greci le somme derivanti dalle scadenze di titoli tedeschi, o olandesi, è già attivata. Il livello successivo è lo 'scudò anti-spread. Che porterebbe la Bce a confrontarsi direttamente con investitori pronti a mettere alla prova la sua determinazione. E fra gli operatori c'è chi non esclude che il Btp possa puntare al 5%. Perché nelle prossime settimane - si sussurra - potrebbe esserci volatilità quando il Tesoro tornerà a dover finanziare sul mercato, con le aste, un fabbisogno 2023 e scadenze di titoli a medio e lungo termine da rinnovare per oltre 300 miliardi.

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