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L'ANALISI

Cosa porteremo negli anni Venti

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2019, 2020, capodanno, Sicilia, Editoriali
Nadia Terranova, il suo “Addio fantasmi” è stato tra i casi letterari del 2019

Un anno che si chiude, e chiude un ventennio (absit iniuria...), merita una piccola riflessione, dal bordo d'una cosa che, nell'universo liquido dell'informazione in cui siamo immersi, è l'equivalente d'un iceberg alla deriva: la pagina culturale d'un giornale cartaceo d'un territorio ai margini dell'Europa e dell'Italia. Ma una cosa mi sembra chiara, leggendo con coraggio il bene e il male di questo anno e questi anni: se una rivoluzione, se una riscossa verrà, verrà dai margini. Dai territori dimenticati e trascurati, forse dai giornali di carta legati al territorio, certo da un nuovo concetto e possesso dei luoghi e dei loro giacimenti di significato.

Lo stiamo vedendo qui, ora, in relazione al settore di questa pagina, la cultura (la Cenerentola, ormai, di questo mondo): la freschezza e il vigore portati in letteratura da giovani scrittori, anzi soprattutto giovani scrittrici del Sud. Il caso editoriale del 2019 è un libro che racconta una storia del Sud, tra Calabria e Sicilia, un robusto romanzo storico scritto da una donna del profondo Sud, la trapanese-palermitana Stefania Auci.

Un altro caso letterario è stato il bellissimo “Addio fantasmi” della messinese Nadia Terranova, finalista allo Strega (ma davvero questo poco importa: il premio sta già nell'essere un romanzo bello e coraggioso, che sta percorrendo il mondo), col quale, peraltro, l'area dello Stretto - quarant'anni e passa dopo Stefano D'Arrigo, il nostro nuovo Omero fondatore di mondi e cacciatore-raccoglitore di linguaggi - conquista un suo spazio e una sua ribalta, segnalando quello che è già evidente: c'è una nuova generazione di narratori. Curiosi, creativi, per nulla disposti a rinunciare ai propri luoghi e al loro senso.

Se una riscossa comincerà, non potrà che cominciare dal senso di un'appartenenza: una riflessione che proprio su queste colonne è affidata con costanza alla bella rubrica “Che ci faccio qui” dell'antropologo calabrese Vito Teti, studioso di profilo internazionale.

Che ci fanno qui Alessia Gazzola e Francesco Musolino, Guglielmo Pispisa e Vins Gallico, Sonia Serazzi e Mimmo Rando. Che ci fa qui un regista come Christian Bisceglia, che ha tirato fuori l'anima gotica e notturna di Messina e ci ha ambientato un horror da manuale.

Che ci fa qui il messinese Lelio Bonaccorso, disegnatore e fumettista, che - spesso con l'ericino Marco Rizzo - firma libri in cui l'impegno è parte della bellezza. Che ci fanno qui gli indomiti organizzatori di festival perfetti come Trame, a Lamezia, o Leggere&Scrivere, a Vibo. Che ci fa qui Naxoslegge, orgogliosamente, caparbiamente “inattuale”, perché fuori dalle mode e sintonizzato con l'eterno presente del mito, della lezione classica.

Che ci fanno qui istituzioni come Villa Piccolo o la Fondazione Horcynus Orca, epicentri di bellezza. Che ci fanno qui editori generosi, autori testardi, librai entusiasti, giornalisti volenterosi. Questo fanno: tengono aperta la strada, e forse gettano i semi per il futuro di tutti. Non è poco, quel che ci porteremo negli anni Venti.

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