Mercoledì, 05 Ottobre 2022
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OSSERVATORIO INTERNAZIONALE

Piano di emergenza Usa per il petrolio, così Biden è costretto a vendere… l’anima al diavolo

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L’ultimo sondaggio del Wall Street Journal dice che Biden “perde”, per 57 a 42, nel “job approval” degli americani. In sostanza, sempre meno elettori si dicono soddisfatti del suo operato alla Casa Bianca. Stretto in una tenaglia, tra l’intransigenza dei Repubblicani e la sinistra del suo stesso partito, il Presidente, sulla guerra in Ucraina, ha battuto un colpo, andando all’attacco di Putin, attraverso il taglio delle importazioni di petrolio dalla Russia. Non è granché per gli Stati Uniti (l’8% del totale) ma, secondo lui, abbastanza per smorzare le critiche di tutti quelli che vedono gli Usa predicare bene e razzolare male. Dietro questa scelta, c’è anche l’obiettivo di spingere l’Europa a stringere la cinghia, per affrancarsi dal “ricatto” energetico russo.

Il risultato? Ancora è presto per dirlo, ma sinceramente la nostra impressione è che ne possa uscire con tutte le ossa rotte. Con la benzina schizzata a 4,32 dollari al gallone (prezzo quasi raddoppiato rispetto a 15 mesi fa), Biden viaggia, secondo il New York Times, sul binario giusto per perdere le elezioni di Medio termine. E siccome l’economia è fatta di aspettative e il prezzo della benzina, per i consumatori, è una specie di “termometro”, ecco che già sui giornali (e nei supermercati) si parla di inflazione fuori controllo. Quanto? Oltre l’8%. Qualcuno, addirittura, paventa scenari a due cifre. Così, la Casa Bianca, per metterci una pezza, ha varato un piano di emergenza: aumentare la produzione interna (specie quella da scisto) e fare pressioni sui Paesi Opec, affinché alzino l’offerta di greggio. Pur di arrivare al suo obiettivo, vincere l’inflazione (che lui chiama “di Putin”) Biden si gioca tutto. È pronto pure, è il caso di dirlo, a vendersi l’anima al diavolo. Anzi, a due diavoli: Nicolàs Maduro e Alì Khamenei, che significa togliere loro le sanzioni e fare esportare liberamente petrolio agli arcinemici venezuelani e iraniani.
Biden ha un bisogno disperato di aumentare la produzione globale di oro nero, prima possibile. È una corsa contro il tempo. La strategia atlantica, per arginare le foie imperialiste di Putin, è imperniata sulla inusitata durezza delle sanzioni. Quanto potrà resistere la Russia, prima che l’effetto boomerang di questa decisione si rifletta, rovinosamente, sull’Occidente, e ne sconvolga non solo i mercati, ma anche e soprattutto gli equilibri sociali? Nei pensatoi delle Cancellerie, il vero timore è questo. Si capisce, dunque, l’ansia di fare in un paio di mesi quello che non si è fatto in due decenni. Così, Biden ha rivisto, turandosi il naso, i suoi rapporti col “caudillo” venezuelano Maduro e cerca nuove sponde, addirittura, con gli ayatollah. L’obiettivo è quello di aumentare nel più breve tempo possibile l’offerta di greggio. Sul piatto della bilancia, secondo molti osservatori, la Casa Bianca getta ulteriori concessioni a Teheran sulla questione del nucleare.
Guardando da tutt’altra parte del mondo, la musica non cambia. Fino a qualche settimana fa, il Presidente del Venezuela, Maduro, per gli Usa era un dittatore, un bandito da spedire in galera. Ora, invece, il Dipartimento di Stato gli ha spedito, in visita, funzionari di alto livello “a contrattare”. Maduro ha annunciato che porterà la produzione di greggio da 800 mila a 2 milioni di barili al giorno. E, comunque, l’anima se la vende bene, al miglior offerente. Il riavvicinamento tra Washington e Caracas, però, ha smosso altri equilibri. Su tutte le furie il più fedele alleato degli Stati Uniti nella regione: la Colombia. Si è scomodato persino il presidente Ivan Duque, ricevuto alla Casa Bianca da Biden. «Maduro è un criminale di guerra – ha detto Duque al “Financial Times”– che ha brutalizzato la sua stessa nazione. Gli Stati Uniti e molti Paesi occidentali non lo riconoscono come Presidente del Venezuela». E Diego Mesa, Ministro per l’Energia colombiano ha rincarato la dose: «Se hai appena preso il petrolio da quello che chiamano il dittatore russo, è difficile spiegare perché comprerai petrolio anche dal dittatore venezuelano». Come dargli torto?

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