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Italia indietro su target Ue 2020 occupazione e povertà

BRUXELLES - Promossa su energia e clima, bocciata su istruzione, occupazione e sociale. E' una pagella con luci e ombre quella dell'Italia nel suo cammino verso gli obiettivi dell'agenda Europa 2020, adottata dall'esecutivo Ue nel 2010. A pesare sulle insufficienze del Paese sono soprattutto un'occupazione che non riparte, un numero di poveri troppo alto e il basso tasso di laureati.

 

Secondo Eurostat, la situazione è analoga anche a livello europeo, ma gli obiettivi nazionali italiani sono meno ambiziosi rispetto a quelli generali Ue. Da un tasso di occupazione del 75%, al taglio del 20% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990, l'agenda 2020 punta a raggiungere target comuni per migliorare l'economia e la competitività dell'Ue, tutelando il clima e rilanciando l'inclusività. I governi nazionali hanno poi ricalibrato gli obiettivi valutando i singoli ritmi di crescita dei Paesi.

 

Talloni d'Achille per le politiche italiane si confermano lavoro e sociale. Ancora abbastanza lontano il traguardo sull'occupazione: tra il 2008 e il 2016 il numero di occupati sarebbe dovuto salire verso il 67% fissato per il 2020, ma nel 2017 si è fermato al 62,3%, dopo un calo al 59,7% nel 2013. Male anche la lotta alla povertà: nel 2016 si sono registrati oltre 18 milioni di persone povere o a rischio, mentre il target nazionale (circa 13 milioni) richiede un calo di 5,2 milioni.

 

Per quanto riguarda l'istruzione, l'Italia fa registrare qualche miglioramento, ma il quadro complessivo è ancora una volta insufficiente. Se da una parte il Paese ha infatti superato gli obiettivi sugli abbandoni scolastici (oggi al 14% contro il target del 16%), dall'altra resta indietro sull'istruzione universitaria, dove nel 2017 fa registrare il secondo tasso più basso di laureati (26,9%) in Ue (media 39,9%) dopo la Romania (26,3%).

 

Positive invece le performance su clima ed energia. L'Italia fa infatti segnare un taglio del 17% delle emissioni tra il 1990 e il 2016, superando il suo target di 4 punti percentuali. Nel 2015, ha superato l'obiettivo anche sulle rinnovabili (17,4% contro 17%). Lo stesso vale per il consumo di energia: nel 2016, il Paese era a 148,4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (tep), già oltre la richiesta di scendere nel 2020 a 158 milioni di tep dalle 181,5 del 2005. Bene anche gli investimenti su innovazione e ricerca, dove è progressivamente più vicino il traguardo dell'1,53% di spesa del pil (nel 2016 è 1,29%).

 

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