Sabato, 23 Marzo 2019
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USA

Trump e i colloqui "top secret" con Putin, imbarazzo alla Casa Bianca

Nessun dettaglio, nessun contenuto, riserbo assoluto. Donald Trump ha nascosto anche ai suoi collaboratori più stretti i particolari dei suoi incontri con il presidente russo Vladimir Putin negli ultimi due anni. E lo avrebbe fatto scientificamente: dopo il faccia a faccia ad Amburgo, il tycoon ha addirittura sottratto gli appunti dell'interprete e gli ha intimato di non farsi sfuggire neanche una parola sull'incontro. Una segretezza tale - riporta il Washington Post - che alimenta il mistero intorno ai rapporti fra Trump e Putin, soprattutto alla luce delle indiscrezioni sulle indagini dell'Fbi per accertare se Trump lavorasse o meno come 'agente russo'. Una segretezza inusuale per un presidente americano nel mirino del procuratore speciale Robert Mueller per presunta collusione con Mosca. La Casa Bianca ha liquidato le ricostruzioni del Washington Post come "inaccurate".

Trump le ha integralmente respinte: "Gli incontri erano aperti, chiunque poteva ascoltare. Io sono una persona onesta e sono pronto a pubblicare i dettagli", ha assicurato, ribadendo che "non c'è alcuna collusione" e che le indagini sul Russiagate sono solo "una caccia alle streghe". Ma per Trump, sostengono molti osservatori in America, si prepara "una guerra politica senza fine" per la sopravvivenza: con i democratici che controllano la Camera, l'inchiesta di Mueller che sembra agli sgoccioli e gli attacchi a ripetizione dei media americani a colpi di scoop, il tycoon è sempre più in difficoltà, incastrato tra l'altro in uno shutdown record ormai giunto al 23esimo giorno. Il timore alla Casa Bianca è che, sentendosi all'angolo, il presidente reagisca in modo inconsulto, rischiando errori irreparabili come il blocco delle indagini di Mueller o il divieto di pubblicazione delle conclusioni. E il tycoon su questo fronte ha lasciato tutte le ipotesi aperte: "Vedremo...".

Trump comunque anche oggi è rimasto inchiodato alla Casa Bianca a difendere il suo shutdown e il suo muro. "Io sono qui e i democratici sono a vedere un musical", ha tuonato riferendosi alla presenza della speaker della Camera Nancy Pelosi alla prima di 'Hamilton'. Il muro, ha insistito, ridurrà il tasso di criminalità nel paese, ma i democratici sono compatti nel respingerlo, e fra le fila repubblicane si contano le prime defezioni, con alcuni senatori che hanno chiesto a Trump di riaprire il governo e trattare. A preoccupare è l'effetto della paralisi del governo sull'elettorato, con il 53% degli americani che ritiene Trump e il partito conservatore responsabili dello stop.

All'interno dell'amministrazione si cercano soluzioni per uscire dall'impasse: dalla dichiarazione di emergenza nazionale, ritenuta l'ultima spiaggia da Trump, allo spostamento di risorse da fondi già stanziati. Il tycoon però attende una mossa dei dem. E lo fa anche guardando avanti, al 2020, dicendosi tutt'altro che preoccupato dai candidati dell'opposizione. "Mi piace la competizione", ha sfidato. Non lo agita neanche una possibile discesa in campo dell'ex vice presidente Joe Biden: "È debole, ci ha provato diverse volte ma non ci è riuscito fino a che non è arrivato Obama". Biden, secondo il fratello Frank, alla fine deciderà di correre: "Se cammino, corro", avrebbe confidato l'ex vicepresidente ad alcuni finanziatori democratici.

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