Domenica, 23 Febbraio 2020
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Gran Bretagna, pronto il decreto Brexit: c'è anche la proroga delle garanzie Gacs

Il governo gioca d’anticipo e per evitare effetti destabilizzanti di un’eventuale uscita non disciplinata della Gran Bretagna dall’Unione europea è pronto a varare un decreto ad hoc per «garantire la stabilità e integrità del sistema finanziario». L’obiettivo del decreto Brexit, atteso al consiglio dei ministri, è quello di introdurre innanzitutto un regime di salvaguardia transitorio per gli operatori finanziari britannici presenti in Italia, oltre che per gli intermediari italiani attivi in Gran Bretagna.

Alle banche d’investimento della City, in particolare a quelle che partecipano alle aste di titoli di Stato, viene concessa una proroga di 18 mesi per continuare a operare in Italia. In assenza di un accordo tra Londra e Bruxelles gli istituti di credito perderanno infatti il passaporto Ue, con il rischio di un «pregiudizio alla liquidità dei mercati» che il governo punta ad evitare. Nel provvedimento viene inoltre concessa una proroga di 2 anni della Gacs, la garanzia dello Stato sulla cartolarizzazione delle sofferenze bancarie, scaduta il 6 marzo.

Rispetto alla prima operazione, per venire incontro alle osservazioni dell’Ue i paletti sono però stavolta un pò più stretti. Le nuove norme innalzano dall’attuale BBB- a BBB il livello minimo di rating richiesto per i titoli senior oggetto di garanzia, riducendo quindi i rischi a carico dello Stato. Allo stesso tempo, i livelli di remunerazione vengono avvicinati ai valori di mercato. Il dl permette anche al Mef di assumere 30 'sherpa' dell’economia, in modo di rafforzare la partecipazione italiana ai negoziati internazionali.

Non è peraltro escluso che il dl possa diventare lo strumento per rafforzare ulteriormente il golden power del governo, estendendolo anche alle infrastrutture per il 5G in vista di un’eventuale partecipazione della cinese Huawei alle gare italiane. La norma, che in un primo momento si ipotizzava di inserire nello sblocca cantieri, non è presente nei testi messi a punto finora, ma potrebbe essere introdotta all’ultimo momento proprio nel dl Brexit.

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