Martedì, 23 Aprile 2019
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174 VITTIME

La guerra in Libia non si ferma, nuova offensiva di Haftar verso Tripoli

Sordo agli appelli della comunità internazionale e delle organizzazioni umanitarie, Khalifa Haftar ha lanciato una nuova offensiva nel tentativo estremo di avanzare sul fronte sud di Tripoli per mettere piede nella capitale. Per tutto il pomeriggio del 14esimo giorno di guerra, i boati della battaglia sono risuonati fin nel cuore della città, teatro di una manifestazione anti-francese di molti libici che indossavano i gilet gialli in chiaro segno di sfida al presidente Emmanuel Macron.

Mentre il bilancio dall’inizio delle ostilità è salito ad almeno 174 morti, quasi 800 feriti e migliaia di sfollati tra i quali oltre 7.000 bambini, le truppe del maresciallo hanno contrattaccato sull'asse meridionale del fronte. Violenti combattimenti sono scoppiati ad Ain Zara, punta avanzata dell’offensiva 15 chilometri a sudest della capitale, e nell’area dell’aeroporto internazionale verso Tripoli, che dista circa 20 chilometri.

L’area è quella dove si è registrata nei giorni scorsi l'avanzata più poderosa delle forze del maresciallo, che sono invece in rotta lungo l’asse sudoccidentale: i Katiba, fedeli al governo di Fayez al Sarraj, sono avanzati di altri 5 chilometri verso sud e si avvicinano ad Aziziya, bastione di Haftar, pressato da ovest dall’avanzata dei soldati di Zintan. Alcuni residenti di Ain Zara, contattati telefonicamente dall’ANSA, non hanno potuto dare altri dettagli o confermare l'andamento della battaglia.

Quel che è certo è che sullo sfondo di queste conversazioni si potevano udire molto distintamente i rumori dei colpi di armi pesanti e i boati: almeno cinque sono stati i raid aerei delle milizie fedeli ad Haftar, è stato riferito. Secondo alcune fonti attendibili a Bengasi, il maresciallo si troverebbe comunque in gravi difficoltà. Lo stesso presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi - grande sponsor di Haftar - non sarebbe affatto contento.

Anzi, dal Cairo filtrerebbe «nervosismo» per un’offensiva promessa come un blitz e invece impantanatasi. Tanto che il vicepresidente del Consiglio presidenziale libico Ahmed Maitig, in conferenza stampa a Roma, ha tuonato che le forze di Tripoli rispediranno «le milizie di Haftar da dove sono venute. La nostra situazione è molto migliorata, siamo tutti uniti a ovest, da Tripoli a Misurata, da Zintan a Zawia», ha assicurato Maitig. A Tripoli intanto cresce l’astio contro Parigi.

«Francia, giù le mani dalla Libia», «siamo amici del popolo francese, Macron è un dittatore, vada via!», hanno scandito a piazza Algeria un centinaio di manifestanti, soprattutto donne, scesi in piazza contro «l'invasore Haftar» indossano gilet gialli come nelle manifestazioni contro Macron in Francia. «Stanno con Haftar per avere il nostro petrolio», era uno dei tanti cartelli in piazza.

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