Giovedì, 23 Maggio 2019
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IL SALVATAGGIO

La SeaWatch soccorre 65 migranti al largo della Libia, Salvini: "Non venga in Italia"

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Foto archivio

Nuovo scontro tra Salvini e le Ong: la Sea Watch III, la nave dell’organizzazione tedesca battente bandiera olandese soccorre 65 migranti al largo della Libia e il ministro replica emanando una nuova direttiva, la quarta in due mesi, con cui diffida la Ong ad avvicinarsi al nostro paese e chiede alle forze di polizia di bloccare la nave al limite delle acque territoriali italiane: «non venga in Italia».

I 65 migranti - tra cui una persona disabile, 11 donne e 15 minori di cui 8 non accompagnati e 2 neonati - sono stati salvati a 30 miglia dalle coste libiche, dunque in acque internazionali ma nella zona Sar di Tripoli. «Sono esausti e disidratati» dice Sea Watch affermando di aver immediatamente informato Malta, Italia, Libia e Olanda per avere indicazioni sul porto dove sbarcare.

«Nessuno ha risposto» è la laconica conclusione della Ong. Ma prima ancora che Sea Watch annunciasse il salvataggio dei migranti, il titolare del Viminale aveva di fatto negato ogni possibilità che quella risposta possa arrivare dell’Italia. «Vi anticipo che nelle prossime ore ricomincerà il balletto sulle navi sequestrate. Tanto un processo in più o in meno, rischio sempre 15 anni ma non cambio idea.

I porti sono e rimangono chiusi» ha detto Salvini che con la Ong tedesca ha un conto aperto da tempo: tra Natale e Capodanno negò i porti italiani - e dopo 19 giorni i 33 migranti salvati sbarcarono a Malta - ma a fine gennaio fu costretto a cedere: la Sea Watch sbarcò le 47 persone a Catania, dopo esser rimasta 6 giorni bloccata al largo di Siracusa. E proprio per quella vicenda Salvini è indagato, insieme a Conte, Di Maio e Toninelli per sequestro di persona.

Il ministro tira dunque dritto e al termine del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica dirama la nuova direttiva. Il soccorso, scrive, «non è stato coordinato dalle autorità italiane» e dunque «non sussiste alcuna competenza delle stesse autorità nella gestione dell’evento in corso». Se il comandante facesse rotta verso l’Italia, metterebbe in atto una condotta «pregiudizievole per il buon ordine e la sicurezza dello Stato» perché finalizzata «al trasferimento sul territorio italiano di migranti irregolari con modalità improprie».

Intanto, a poco più di un anno dall’avvio, finisce in archivio l’inchiesta per associazione per delinquere aperta dai pm di Catania sullo sbarco del 17 marzo 2018 a Pozzallo di 218 migranti soccorsi da Open Arms. È stato lo stesso ufficio del procuratore Carmelo Zuccaro a chiedere ed ottenere dal gip Nunzio Sarpietro l’archiviazione del fascicolo aperto nei confronti del comandante Marc Reig Creus e del capo missione Ana Isabel Montes Mier.

La tesi che l’imbarcazione della Ong spagnola avesse agito come un 'taxi del mare' è stata dunque ritenuta non supportabile in un eventuale processo dagli stessi magistrati etnei, che non hanno trovato riscontri per contestare il reato di associazione davanti a un Tribunale. Soddisfatta la Ong spagnola. «Un ulteriore passo verso la verità è stato fatto - dice Open Arms - abbiamo sempre operato nel rispetto delle convenzioni internazionali e del diritto del mare e continueremo a farlo mossi da un unico obiettivo, difendere la vita e i diritti delle persone più vulnerabili».

La vicenda non è però ancora definitivamente chiusa: proprio oggi la procura di Ragusa ha emesso un nuovo avviso di conclusione indagine, che sostituisce quello della fine del 2018, relativo al fascicolo aperto per favoreggiamento
dell’immigrazione clandestina e violenza privata. Nel nuovo provvedimento il procuratore Fabio D’Anna e il sostituto Santo Fornasier, scrivono che la violenza privata sarebbe stata commessa nei confronti del ministero dell’Interno che, secondo l'accusa, «sarebbe stato costretto a concedere» alla nave dell’Ong spagnola «l'approdo in un porto del territorio italiano dopo «la mancata richiesta alle autorità maltesi, come era stato indicato dallo Stato di bandiera». Il Viminale è indicato come parte offesa.

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