Mercoledì, 18 Settembre 2019
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IL CASO

Petroliere attaccate nel Golfo dell'Oman: Trump accusa l'Iran, ma gli alleati sono cauti

Il presidente americano, Donald Trump, non ha dubbi: sull'attacco alle petroliere nel Golfo di Oman, compiuto ieri, ci sono in ogni parte «le firme dell’Iran». Per questo ha promesso, o minacciato, che Teheran «non potrà chiudere a lungo lo Stretto di Hormuz». Lo ha dichiarato in un’intervista a Fox News rafforzando le proprie tesi con un video che mostrerebbe un soldato iraniano impegnato a rimuovere una mina inespolosa dalla nave Koukuka Courageous. Nel frattempo, fonti del Pentagono, hanno spiegato di avere inviato nella regione un aereo di pattugliamento marittimo, P-8 Poseidon, e hanno accusato Teheran di avere arrestato i 23 membri dell’equipaggio della nave norvegese Front Altair. Tuttavia gli alleati, che in coro invitano alla moderazione e a evitare una pericolosa escalation, si sono mostrati cauti. Per la Germania quel video non è una prova sufficiente. Il Giappone, con il premier Shinzo Abe che era impegnato proprio il giorno degli attacchi in una vista a Teheran da ambasciatore per la pace, ha dichiarato di non sapere chi ha compiuto l’attacco. Mentre l’equipaggio della petroliera Koukuka Courageous, operata da una società giapponese, ha dichiarato di avere visto «oggetti volanti» poco prima dell’attacco. Gli oggetti volanti potrebbero essere proiettili, escludendo la possibilità che si tratti di mine o di siluri e contraddicendo implicitamente le conclusioni tratte dagli Usa.

La Cina chiede moderazione perchè «nessuno vuole vedere una guerra nel Golfo» e la Russia, anche oggi, insiste nel suo invito a «non saltare a conclusione affrettate», difendendo Teheran e invocando «indagini internazionali». Non è un caso che il presidente iraniano, Hassan Rohani, abbia invitato - nell’incontro a margine del summit regionale in Kirghizistan - il suo omologo russo, Vladimir Putin, a rafforzare i legami tra i due Paesi.

Dalla Repubblica islamica, il ministro degli Esteri, Javad Zarif, ha definito le accuse americane un «sabotaggio diplomatico», allargando ulteriormente la distanza tra i due Paesi e spegnendo la speranza di chi, come il premier Abe, voleva riportarli al dialogo. Il capo della Casa Bianca gli ha telefonato per «ringraziarlo dello sforzo», dopo aver twittato che «non è possibile nemmeno pensare a un dialogo con l’Iran». In un’intervista alla Cnn, si è unito a lui anche il vice premier italiano, Matteo Salvini: «Non si può dialogare con un Paese che vorrebbe eliminare dalla faccia della terra un altro Paese (Israele)».

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