Martedì, 12 Novembre 2019
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TBILISI

Proteste e feriti in Georgia, si dimette il capo del Parlamento

Tensioni e disordini in Georgia, dove l’intervento in Parlamento di un deputato russo ha scatenato l’ira di migliaia di persone. Il centro di Tbilisi è stato un campo di battaglia con scontri tra la polizia e una folla di manifestanti che cercavano di fare irruzione in parlamento. I feriti sono almeno 240, tra cui 80 agenti.

La polizia ha fermato oltre 300 persone ed è stata criticata per aver sparato proiettili di gomma e lacrimogeni. Ma alla fine i dimostranti hanno ottenuto almeno uno dei loro obiettivi: le dimissioni dello speaker del Parlamento Irakli Kobakhidze.

Il deputato russo, il comunista Sergey Gavrilov, ha parlato seduto sulla poltrona del presidente del Parlamento georgiano. E per di più in lingua russa. Un gesto che potrebbe sembrare insignificante, soprattutto considerando che Gavrilov era stato
invitato con una delegazione di Mosca nell’ambito dell’Assemblea dei parlamentari dei Paesi cristiano-ortodossi.

Ma dopo la guerra lampo del 2008, che vide le truppe russe arrivare alle porte di Tbilisi, i rapporti tra la Georgia e il Cremlino sono ridotti ai minimi termini. Aver offerto a un politico russo la possibilità di prendere la parola al Parlamento georgiano per molti è di per sé un oltraggio alle istituzioni.

Ma c'è anche chi accusa Gavrilov di aver combattuto in Abkhazia contro i georgiani: il diretto interessato assicura però di non aver «mai partecipato a una guerra» e che si tratta di una menzogna. La presidente georgiana Salomé Zurabishvili, ex ambasciatrice francese a Tbilisi, ha bollato come «un grande crimine» l'intervento del deputato russo.

Ieri mattina Zurabishvili avrebbe dovuto incontrare a Minsk il premier bielorusso, ma di fronte all’emergenza è tornata in patria e ha accusato la Russia «nemica e occupante» e una non meglio specificata «quinta colonna filorussa» di essere dietro i disordini.

Anche il Cremlino ha condannato gli scontri, ma con tutt'altra interpretazione: sono «una provocazione russofoba», ha denunciato il portavoce di Putin. Un punto di vista ovviamente condiviso dal ministero degli Esteri russo, che per le proteste ha puntato il dito contro «le forze politiche radicali georgiane che fanno tutto il possibile per ostacolare la normalizzazione delle relazioni bilaterali tra Georgia e Russia».

L’opposizione ha subito cavalcato l’onda e chiesto alla gente di manifestare anche oggi contro il governo, controllato dal partito 'Sogno Georgiano' dell’oligarca Bidzina Ivanishvili, e di non mollare finché non saranno fissate elezioni parlamentari anticipate.

Gli oppositori, con in testa l’ex presidente filo-americano Mikheil Saakashvili, non si accontentano delle dimissioni dello speaker del Parlamento, chiedono anche la testa del ministro dell’Interno e del capo dei servizi di sicurezza. Le proteste sono alimentate dal sentimento antirusso che serpeggia tra la popolazione.

Mosca e Tbilisi hanno interrotto le relazioni diplomatiche dopo la guerra del 2008. Da allora, il Cremlino - contrariamente a quasi tutto il resto del mondo - riconosce l’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia: due repubbliche separatiste della Georgia divenute ormai di fatto degli Stati satellite della Russia.

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