Mercoledì, 28 Ottobre 2020
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LA STRAGE

Due attacchi suicidi da parte dei talebani, 46 morti in Afghanistan

Con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali afghane del 28 settembre, i talebani stanno alzando sempre più il prezzo del sangue. Con due devastanti attacchi suicidi, oggi hanno fatto a pezzi almeno 46 persone: 22 a Kabul, nei pressi dell’ambasciata americana, e 24 altre nella provincia di Parwan, ad un comizio del presidente Ashraf Ghani, che mira ad un secondo mandato di cinque anni e che è rimasto illeso.

I feriti sono oltre 70. Si tratta per l’Afghanistan della giornata più sanguinosa da quando il presidente americano Donald Trump ha dichiarato morti i negoziati di pace che erano in corso da mesi in Qatar con i talebani, in seguito all’attentato del 5 settembre in cui sono rimaste uccise 12 persone, tra cui un militare americano.

Da allora, Trump e il suo segretario di Stato Mike Pompeo hanno affermato che le forze Usa hanno intensificato i loro attacchi ai talebani, in sostegno alle operazioni delle forze afghane. Allo stesso tempo, i talebani hanno fatto altrettanto contro le forze di sicurezza. Ma i talebani avevano del resto aumentato i loro attacchi sin dal mese scorso. Secondo un calcolo di Bbc News, nel mese di luglio sono state uccise in media 72 persone al giorno, tra cui donne e bambini, per un totale di 2.307 morti.

La maggior parte di esse erano combattenti, compresi talebani, ma comunque un quinto erano civili. Il giorno peggiore è stato il 18 agosto, con 112 morti, di cui 92 in un singolo attacco, ad una festa di nozze. Nel rivendicare i due attacchi di oggi, i talebani, tramite il loro portavoce Zabihullah Mujahid, hanno precisato che obiettivo dell’attentatore suicida al comizio del presidente - che si è fatto esplodere tra gente in fila che si sottoponeva ai controlli prima di entrare - erano le guardie presidenziali che gestivano la sicurezza.

Mujahid ha d’altro canto affermato che i talebani hanno ripetutamente avvisato gli afghani che i comizi e altri eventi elettorali sarebbero stati e sono nel mirino come «obiettivi militari» in quanto protetti da militari e forze di sicurezza.

In questo quadro, l’esercito e le forze di sicurezza afghana stanno facendo il massimo sforzo per cercare di proteggere lo svolgimento delle elezioni e gli oltre 5.300 seggi che verranno allestiti in tutto il Paese, anche sulla base delle esperienze negative delle elezioni parlamentari dello scorso anno e delle presidenziali del 2014, pesantemente offuscate da diffusi episodi di violenza, oltre che di corruzione e frodi.

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