Lunedì, 09 Dicembre 2019
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Trump sfida la Camera e blocca l'audizione di un ambasciatore all'Ue

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Donald Trump

E’ ormai guerra aperta tra la Casa Bianca e la Camera sull'indagine di impeachment contro Donald Trump per l’Ucrainagate. Il presidente ha deciso di non collaborare e ha alzato un muro contro l’inchiesta tentando di delegittimarla come un fazioso attacco politico dei democratici.

Così oggi, con un colpo di scena poche ore prima della deposizione, la sua amministrazione ha bloccato la testimonianza a Capitol Hill dell’ambasciatore Usa alla Ue Gordon Sondland, donatore del tycoon e figura chiave della vicenda.

Il veto, che riguarda anche la consegna di sms o messaggi ritenuti «profondamente rilevanti» per le indagini, è arrivato dal segretario di stato Mike Pompeo, che aveva già accusato i democratici di «perseguitare e bullizzare i funzionari del dipartimento di stato». «Come ambasciatore in carica e dipendente del dipartimento di Stato, Sondland deve seguire gli ordini del dipartimento», ha spiegato il suo avvocato Robert Luskin, sottolineando che il diplomatico, già arrivato a Washington da Bruxelles, è «profondamente rammaricato» di non poter testimoniare oggi.

Poi Trump ha dato la sua spiegazione via Twitter: «vorremmo mandare l’ambasciatore Sondland, davvero un brav'uomo e un grande americano, a testimoniare ma sfortunatamente testimonierebbe davanti ad una corte totalmente compromessa, dove i diritti dei repubblicani sono stati negati non è consentito alla pubblica opinione vedere i fatti veri», ha scritto, paragonando le commissioni che indagano alle 'kangaroo court', ossia tribunali illegali o sommari.

La decisione ha indignato i democratici, che la ritengono un "ulteriore atto di ostruzione della giustizia», reato anch’esso da impeachment, e vogliono ora convocare l’ambasciatore usando lo strumento del mandato (subpoena). Mandato già emesso nei giorni scorso nei confronti della Casa Bianca, del dipartimento di stato e del Pentagono perchè consegnino tutti i documenti relativi alle pressioni del tycoon sul presidente ucraino per
far indagare i Biden, forse in cambio dello sblocco degli aiuti militari e di una visita alla Casa Bianca.
Si profila quindi una sfida legale che rischia di finire sino alla corte suprema e di rallentare un’indagine che i democratici volevano chiudere entro novembre, in ogni caso prima dell’inizio delle primarie presidenziali in febbraio.

Sondland, 61 anni, è un magnate degli hotel di lusso che ha donato un milione di dollari per la cerimonia d’insediamento di Trump tramite una società di comodo diventando ambasciatore Usa a Bruxelles nel giugno 2018. Dagli sms scambiati tra diplomatici americani, risulta fortemente coinvolto nelle pressioni della Casa Bianca per far aprire un’indagine a Kiev contro i Biden, nonostante il suo portafoglio non includa l’Ucraina.
Con l’improvviso annuncio del ritiro delle truppe Usa dalla Siria, Trump ha cercato anche di cambiare argomento mentre la maggioranza degli americani approva l’indagine di impeachment (il 58% secondo un sondaggio del Washington Post). Ma si è ritrovato contro tutto il partito repubblicano, quello che dovrebbe salvarlo dall’impeachment al Senato.

L’unico che gongola è Vladimir Putin, che ieri ha festeggiato i suoi 67 anni con il 'regalo americanò in Siria e il caos in cui sono precipitati gli Stati Uniti.

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