Giovedì, 05 Dicembre 2019
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AMBIENTE

L’Europarlamento dichiara guerra ai cambiamenti climatici

ambiente, Greta Thunberg, Sicilia, Mondo
Il parlamento europeo

L’Europarlamento dichiara guerra ai cambiamenti climatici. E’ storica la presa di posizione dell’aula di Strasburgo che oggi ha proclamato l'emergenza climatica ed ambientale in Europa e nel mondo, la prima volta che lo fa un continente intero, chiedendo a gran voce che l’Unione europea si impegni alla Conferenza delle Nazioni Unite COP25 per una riduzione a zero delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2050.

Nella risoluzione approvata - alla vigilia del quarto sciopero mondiale di Fridays For Future - si sollecita la Commissione europea a garantire che tutte le proposte legislative e di bilancio pertinenti siano pienamente in linea con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali, come chiede l’Accordo di Parigi.

Ma Strasburgo non si è fermata a questo. In un’altra risoluzione il Parlamento ha esortato l’Ue a presentare alla Conferenza delle Nazioni Unite una strategia per raggiungere la neutralità climatica al più tardi entro il 2050. I deputati hanno chiesto inoltre alla nuova presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di includere nel Green Deal europeo un obiettivo di riduzione del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030.

Soddisfatta Greta Thunberg, che 16 giorni fa è salpata dagli Stati Uniti per tornare in Europa in barca a vela in tempo per il summit Onu di Madrid. «Nel mezzo dell’oceano sono colpita dalla notizia che il Parlamento europeo abbia dichiarato l'emergenza climatica. Non possiamo risolvere la crisi climatica senza trattarla come tale. Speriamo che ora vengano prese delle azioni drastiche».

I due voti al Pe hanno avuto inevitabili ricadute politiche e hanno spaccato i gruppi a Strasburgo. L’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Eleonora Evi ha puntato il dito contro Lega e Fratelli d’Italia definendoli «nemici dell’ambiente», oltre che contro Forza Italia. L’eurodeputato azzurro Salini ha invece rivendicato la sua opposizione al testo precisando che la risoluzione prevede «obiettivi irrealizzabili per le aziende europee, affossando così tutto il sistema industriale».

Dura Greenpeace che ha invece esortato l’Ue a fare di più, adottando "misure immediate in linea con la scienza, riducendo drasticamente le emissioni e ripristinando l’ambiente naturale. La nostra casa è in fiamme. Il Parlamento europeo ha visto l'incendio, ma stare a guardare non è sufficiente», ha esortato il consulente politico in fatto di clima per Greenpeace Eu, Sebastian Mang.

La risoluzione sulla dichiarazione di emergenza climatica e ambientale è stata approvata con 429 voti a favore, 225 contrari e 19 astensioni. Al suo interno c'è anche un emendamento che "chiede a tutti gli Stati membri di concordare» sul fatto di avere «una sede unica del Parlamento europeo». Oltre all’Ecr, hanno votato per l’abolizione della doppia sede di Strasburgo la maggioranza degli eurodeputati del Ppe, di Renew Europe, dei Verdi e di Identità e democrazia (Id), mentre la Sinistra Gue si è spaccata e la maggioranza dei socialisti ha votato contro.

Sono invece stati 430 i sì, 190 no e 34 le astensioni della seconda risoluzione, quella sulla COP25. La Conferenza Onu sul clima - dal 2 al 13 dicembre a Madrid - è progettata per compiere i prossimi passi cruciali nel processo di cambiamento climatico indicato dal Palazzo di Vetro. Obiettivo chiave è completare diverse questioni relative alla piena operatività dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, accordo sul quale pesa il ritiro degli Usa malgrado l’ondata di critiche della comunità internazionale. La conferenza servirà inoltre a puntare ad una roadmap ambiziosa prima del 2020, anno in cui i Paesi si sono impegnati a presentare nuovi ed aggiornati piani nazionali di azione sul clima. Le attività cruciali saranno portate avanti in settori quali l’energia e l’industria, oltre alla finanza, foreste e agricoltura, senza ovviamente dimenticare la tecnologia, le popolazioni indigene, le città e gli oceani.

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