Giovedì, 05 Dicembre 2019
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LA RIBELLIONE

Hong Kong, tornano le proteste e gli scontri in piazza

Scontri, lacrimogeni, rabbia e tensione. Se Pechino credeva che il successo dei candidati filo-democratici bastasse a rasserenare il clima a Hong Kong, si sbagliava: un settimana dopo quell'appuntamento lo scenario che si è presentato oggi è quello dei sei mesi appena trascorsi, segnati dalla ribellione nata dal rifiuto della legge sull'estradizione e sfociata in una richiesta sempre più forte di distanza dalla Cina.

Gli scontri più violenti sono avvenuti nel quartiere di Tsim Sha Tsui. «Il governo non ci ascolta, siamo pieni di rabbia», ha affermato Chen, uno studente ventenne, che, come altri suoi colleghi e amici, aveva cominciato a manifestare pacificamente ma deviando dal percorso autorizzato dal governo. A quel punto sono volati i gas lacrimogeni e gli spruzzi di spray al peperoncino mentre dall’altra parte sono state lanciate quelle che la polizia ha definito «bombe fumogene».

Almeno una persona è stata arrestata. Qualche ora prima una piccola folla si era radunata davanti al consolato americano per ringraziare Washington del sostegno alla protesta, dato con il varo della legge sui diritti umani nell’ex colonia britannica. La Cina, intanto, deve continuare ad affrontare anche la pressione internazionale.

Pechino ha reagito al commento di dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, che di recente aveva sostenuto la necessità di un’indagine indipendente sulla presunta brutalità della polizia accusandola di «violenza radicale». Bachelet «sbaglia e interferisce negli affari interni della Cina, violando la carta dell’Onu», ha affermato la missione permanente della Cina al palazzo di vetro.

«È giunto il momento di ascoltare direttamente le persone di tutti i ceti sociali, di lavorare insieme con sincera determinazione per affrontare le loro preoccupazioni e le loro lamentele. I giovani, in particolare, hanno bisogno di essere ascoltati», aveva scritto l’ex presidente cileno in un articolo sul South China Morning Post. Il contenuto dell’articolo, ha reagito il governo cinese, «consegue il solo risultato di incoraggiare i teppisti a commettere altre violenze».

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