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LA POLEMICA

Botta e risposta sulla Brexit Johnson-Barnier, il premier Gb: "Non ci pieghiamo"

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Boris Johnson

Botta e risposta tra l'Ue ed il Regno Unito sul negoziato per le relazioni future post-Brexit. Ai box di partenza Bruxelles e Londra si sono mostrate i denti, col premier britannico Boris Johnson ed il capo negoziatore dell'Ue Michel Barnier impegnati in un duello a distanza, che promette discussioni aspre per i mesi a venire, fino allo scadere del periodo di transizione, il 31 dicembre.

A picchiare i pugni sul tavolo, deciso a 'non piegarsi' alle condizioni dei 27, è stato ancora una volta il vulcanico Boris Johnson. Nel suo discorso-manifesto, il primo ministro Tory ha invocato un accordo commerciale a dazi zero (o quasi), sul modello del Canada, che ha contestato: non prevede "allineamenti alle regole e ai criteri" Ue "sulla politica dei sussidi, della concorrenza, della protezione sociale, o dell'ambiente", respingendo così al mittente le richieste di Bruxelles di inserire nel trattato una base di standard comuni secondo il principio di concorrenza regolata del 'level playing field', ovvero regole di gioco comuni.

"Smetteremo d'importare automobili italiane o vini tedeschi?", si è chiesto retoricamente Bojo con una mezza gaffe, evocando il rischio di un protezionismo alla Trump nel caso di un mancato accordo. La risposta - accompagnata da un non ben precisato impegno a non minare gli standard europei, sembra essere no -. Ma le modalità per conciliare la posizione britannica con quelle dell'Unione, che vede nel level palying field un importante strumento per contenere la concorrenza sleale alle porte di casa, è tutta da inventare. L'alternativa, come suggerito ancora da Johnson, potrebbe essere una relazione "più simile a quella Australia-Ue" (ossia un'intesa ridotta ai minimi termini), un piano b che appare a tutti gli effetti una sorta di 'no deal'.

A mettere in guardia l'istrionico Boris è stata la leader della Commissione europea: l'Ue "ha vari modelli di accordo - Canada, Australia, Singapore, Giappone, Norvegia -. Quello che deve essere chiaro però è che "ciascun modello è un'offerta diversa". Ciascuna opzione comporta "un equilibrio di diritti e doveri". Perché "non esistono scorciatoie al mercato unico". Più nello specifico è entrato il capo negoziatore della Ue Michel Barnier. "Non mi lascerò impressionare dalle dichiarazioni" di Johnson - ha evidenziato -. Sul level playing field "non parlo di allineamento" alle regole Ue.

"Parlo di coerenza. Il livello di accesso dei prodotti britannici al mercato unico è una scelta di Londra: sarà proporzionale agli impegni che prenderà sugli standard comuni, per evitare vantaggi derivanti da una concorrenza sleale". La questione del 'level playing field', così come quella di un accordo sulla pesca che "garantisca accesso reciproco ai mercati e alle acque, con quote stabili" (Londra ne vorrebbe uno simile a quello Ue-Norvegia, che le permetterebbe di avere mani libere) sono per Bruxelles condizioni "imprescindibili", dall'intesa sul commercio. Una linea rossa molto difficile da aggirare.

Ad ingarbugliare un quadro già abbastanza complesso c'è però anche la questione di Gibilterra. L'Ue punta a condizionare l'estensione di ogni accordo commerciale ad un preliminare compromesso fra Londra e Madrid, come previsto da un accordo allegato all'Accordo di divorzio. Il Regno Unito, al contrario, intende negoziare sulle relazioni future "in nome di tutto il Regno Unito", Rocca inclusa. Perché - ha tagliato corto Bojo - "la nostra sovranità su Gibilterra è indivisibile".

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