Sabato, 23 Gennaio 2021
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CORONAVIRUS

Wuhan esce dall'isolamento dopo 76 giorni e inizia la fuga dalla città

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Wuhan

Allo scoccare della mezzanotte dell’8 aprile, erano le 18 di martedì in Italia, una prima auto ha rotto, dopo 76 giorni, l’isolamento di Wuhan: ha varcato il casello ovest della città focolaio del coronavirus. E appena gli addetti hanno rimosso i 75 check point, mentre anche il Tianhe International Airport totalmente disinfettato riapriva i suoi gate, è iniziata una vera e propria fuga dalla città. In migliaia si sono spostati per dimenticare un lockdown senza precedenti, scattato il 23 gennaio scorso, con misure draconiane per contenere la diffusione del contagio. E in tanti si sono diretti anche alla stazione per salire su uno dei primi treni in partenza. E chi resta in città è invece uscito, anche semplicemente per andare a mangiare una ciotola di 'reganmian', il più popolare e tipico piatto di noodle piccanti della città dalle 100 università e con 11 milioni di abitanti.

Con la vita da alcuni giorni orientata verso un’insperata normalità, considerando le gravi cronache di fine gennaio, molti residenti hanno ricominciato a lavorare da alcuni giorni e ad andare fuori, anche se con tante precauzioni. Prima tra tutte l’app AliPay o WeChat, scaricata sullo smartphone, che dà a ogni residente un codice Qr colorato sullo stato di salute, previa scannerizzazione del documento di riconoscimento: il rosso vale un caso confermato di infezione da sottoporre ad immediato trattamento medico, il giallo esprime un contatto ravvicinato con un caso di contagio (obbligo di quarantena e divieto di viaggiare), mentre il verde certifica l'assenza di rischi e consente gli spostamenti e il ritorno al lavoro.

Lo sblocco è arrivato quando i nuovi casi di coronavirus sono stati azzerati a Wuhan, mentre per la prima volta dal 23 gennaio, la città, la sua provincia e l’intera Cina non hanno riportato alcun decesso. Una liberazione, quella scattata oggi dopo mesi di isolamento, di ingressi dei condomini controllati dagli agenti. Ma senza abbassare la guardia: la nuova minaccia, ha ribadito la leadership comunista di Pechino, è ora il rischio dei contagi di ritorno, quelli importati dall’estero, e dai soggetti asintomatici, quelli cioè positivi al virus ma asintomatici. A Wuhan, ad esempio, ne sono stati individuati più di mille e il timore è che possano diventare nuova fonte di trasmissione del Covid-19. Per questo, pochi giorni fa, il segretario del Partito comunista locale Wang Zhonglin ha invitato a essere prudenti e a seguire le regole di prevenzione e controllo perché «il rischio di rimbalzo della pandemia resta alto, a causa di fattori interni ed esterni».

Le attività commerciali, dai negozi ai ristoranti e fino ai grandi magazzini, sono stati riaperti nell’ultima settimana per far ripartire l’economia, quando la municipalità ha annunciato un totale di 79 progetti del valore di 22 miliardi di dollari. Il ritorno alla normalità, dopo la «polmonite misteriosa» di dicembre (ma forse già rilevata a novembre) e diventata prima epidemia e poi pandemia, è la prova forse più impegnativa per la Cina che oggi ha dichiarato la vittoria contro il coronavirus.

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