Martedì, 14 Luglio 2020
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NEW YORK

Partorisce mentre è in coma per il Coronavirus, dopo 2 settimane può abbracciare il figlio

Una donna ha potuto abbracciare per la prima volta dopo due settimane il figlio che ha partorito in coma grazie ad un cesareo d’urgenza mentre era ammalata di coronavirus in un ospedale di New York.

Le immagini di lei che esce in carrozzella con una mascherina mentre riceve il neonato tra gli applausi di medici e infermieri stanno facendo il giro di mondo e sono diventate un simbolo di speranza per tutti ma anche della resistenza della Grande Mela, che resta il focolaio più grave d’America con oltre 122 mila casi e più di 12 mila morti.

Yanira Soriano, 36 anni, era stata ricoverata al Soutside Hospital di Bay Shore a inizio aprile con una forma grave di Covid-19, tanto da essere subito intubata. Era all’ottavo mese di gravidanza, la quarta della sua vita. Il marito, colpito solo lievemente dalla malattia, era rimasto a casa con i tre figli, paralizzato dall’idea di perdere la moglie e il loro ultimo bimbo.

I medici pensavano che la donna non ce l’avrebbe fatta. Temevano che i polmoni compromessi dal coronavirus, insieme alla gravidanza e allo spazio che il bimbo occupava nel suo addome, avrebbero potuto impedirle di respirare profondamente e di ottenere sufficiente ossigeno. Farla partorire alimentava la speranza di migliorare la sua situazione clinica e la sua respirazione.

Così hanno deciso di sottoporla a un parto cesareo d’urgenza, inducendo nella paziente un coma artificiale. Il piccolo Walter è nato il 3 aprile, negativo alla malattia, mentre la sua mamma addormentata lottava per la vita. Una lotta durata altre due settimane in terapia intensiva. Fino al 15 aprile, quando finalmente ha potuto prendere tra le sue braccia il bebè tra gli applausi e i cori degli operatori sanitari.

Nel corridoio attraversato dalla donna per uscire dall’ospedale, i medici hanno creato un arcobaleno di palloncini. In corsia erano tutti commossi e molti piangevano. «La donna non era cosciente quando è nato il bambino, non ha sentito il suo primo vagito né ha potuto incontrarlo dopo la nascita», ha raccontato il dottor Benjamin Schwartz, primario del reparto di Ginecologia dell’ospedale.

«È un momento d’incredibile fierezza per noi medici», ha aggiunto. «Ci sono volute molte persone e un grande sforzo d’assistenza in un momento molto difficile per salvare mamma e bambino. Ma ce l'abbiamo fatta e solo questo conta. Molti pazienti intubati, anche giovani, non sopravvivono. Il fatto che questa mamma sia tornata a casa con suo figlio regala un’incredibile speranza ai malati di oggi e di domani».

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