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Afroamericano ucciso dalla polizia dopo una sparatoria, proteste e tensioni a Los Angeles

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Un afroamericano è stato ucciso dagli agenti a Los Angeles, e la sparatoria, avvenuta al termine di un inseguimento e - a sentire la polizia - dopo che questi aveva colpito uno dei poliziotti, ha già scatenato nella notte indignazioni e proteste a Westmont, alla periferia meridionale della megalopoli.

Alcune ore dopo la sparatoria, una folla si è radunata inneggiando gli slogan ormai divenuti tipici delle proteste contro l’ingiustizia razzziale: 'No justice, no peace', 'Black Lives Matter'. Dopo la mezzanotte, un centinaio di manifestanti si sono radunati dinanzi la stazione dello sceriffo della contea di Los Angeles, sulla Imperial Highway, dove è proseguita la manifestazione.

L’uomo «sulla trentina» stava andando in bicicletta lunedì pomeriggio quando la polizia ha cercato di fermarlo per una violazione del codice stradale, ha spiegato nel corso di una conferenza stampa il tenente Brandon Dean, dell’ufficio dello sceriffo della contea di Los Angeles. Secondo le autorità, l’uomo «è scappato» lasciandosi dietro la bicicletta e, quando la polizia è riuscita a riacciuffarlo, ha colpito uno degli agenti in faccia.

Nel frattempo, ha lasciato cadere diversi indumenti che stava trasportando; e a quel punto «gli ufficiali hanno notato che, all’interno della pila di abiti, c'era una pistola semiautomatica nera». In quel momento gli agenti hanno sparato. L’uomo, colpito da diversi proiettili, è morto sul posto. Dean non ha chiarito se l’uomo stesse cercando la sua arma quando è stato colpito; ma è stata aperta un’indagine.

Da mesi, gli Stati Uniti sono teatro di un’ondata di proteste antirazziste, innescate dalla morte a maggio di George Floyd, un uomo di colore soffocato da un poliziotto bianco a Minneapolis. Le proteste hanno ripreso vigore la scorsa settimana quando un agente di polizia bianco ha sparato sette volte contro un uomo di colore a bruciapelo a Kenosha, nel Wisconsin.

Nonostante le perplessità delle autorità localli (il governatore e il sindaco), che lo hannno sconsigliato di recarsi a Kenosha nel timore che la sua presenza possa rinfocolare le proteste, il presidente Donald Trump, oggi visiterà la piccola città del Wisconsin ma non ha in programma di incontrare la famiglia di Jacob Blake (che -ha spiegato Trump - avrebbe voluto la presenza dei legali all’incontro), ma vedrà la polizia.

Intanto oggi il padre dell’uomo colpito, rimasto paralizzato dalla cintola in giù, ha detto, in un’intrevbista alla Cnn, di non voler «fare politica» con la vita di suo figlio.

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