Martedì, 27 Ottobre 2020
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Trump sfida il mondo, riapplicate le sanzioni Onu contro l'Iran

Dando il via ad uno scontro senza precedenti con il resto della comunità internazionale - in particolare con gli alleati europei - gli Usa hanno unilateralmente deciso di dichiarare nuovamente in vigore le sanzioni Onu contro l’Iran, sospese nel 2015 con l’accordo sul nucleare.

Una mossa che ha immediatamente provocato la reazione non solo della Repubblica islamica e della sua alleata Russia, ma anche della Ue. Gli Stati Uniti «si sono ritirati unilateralmente» dall’accordo sul nucleare iraniano e quindi «non possono avviare il processo per la riapplicazione delle sanzioni Onu», ha affermato l’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, Josep Borrell, facendo eco a quanto già affermato in un comunicato congiunto da Francia, Gran Bretagna e Germania.

Cioè i Paesi europei che cinque anni fa firmarono con gli stessi Usa, la Cina e la Russia l’intesa per porre sotto controllo le attività della Repubblica islamica in campo atomico. La dichiarazione di Borrell tocca il punto centrale della questione. Il presidente Donald Trump aveva deciso di ritirarsi da quell'accordo nel 2018, imponendo pesanti sanzioni economiche e commerciali unilaterali che puntavano tra l’altro ad azzerare le esportazioni petrolifere di Teheran.

Di fronte alla reazione dell’Iran, che a partire dall’anno scorso ha riavviato gradualmente alcune attività sospese superando i limiti posti dall’intesa, l’amministrazione americana punta ora a reintrodurre sanzioni internazionali servendosi di uno strumento previsto proprio da quell'accordo di cui non sono più parte. E le autorità americane sono pronte ad «imporre conseguenze» a tutti i Paesi che non si adegueranno, ha avvertito il segretario di Stato Mike Pompeo, definendo l’Iran «il principale Stato sponsor del terrorismo e dell’antisemitismo».

Washington, quindi, intende imporre sanzioni secondarie ai Paesi che continueranno ad avere rapporti commerciali con Teheran. Una questione che terrà banco alla Assemblea Generale dell’Onu che si apre domani a New York, in versione virtuale, e dove martedì è previsto l’intervento del presidente americano.

L’Iran ostenta sicurezza: «La politica della 'massima pressione' attuata contro l’Iran si è trasformata nel massimo isolamento dell’America», ha affermato il presidente Hassan Rohani. Il ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, assicura che «niente di nuovo è successo». Mentre il portavoce del suo dicastero, Said Khatibzadeh, esorta l’intera comunità internazionale ad opporsi «con una sola voce» a quelle che definisce «le azioni irresponsabili del regime della Casa Bianca».

E Mosca parla di «iniziative e azioni illegittime degli Stati Uniti» che «non possono avere alcuna conseguenza legale e internazionale per altri Paesi». Ma non è un segreto che, come già successo per le sanzioni unilaterali americane introdotte dal 2018, potrebbero essere molte le società straniere, comprese quelle europee, a rinunciare ad ogni relazione con Teheran, nel timore di vedersi precluso per rappresaglia l’accesso al primo mercato economico del mondo, quello americano appunto.

Borrell afferma che la Ue farà di tutto per preservare l'accordo sul nucleare, invitando tutte le parti - e quindi anche Teheran - ad «astenersi da qualsiasi azione che possa essere percepita come un’escalation». Ma quando manca meno di un mese e mezzo alle presidenziali americane, sembra improbabile che l’amministrazione Trump accetti di fare marcia indietro o anche solo abbassare i toni della polemica, che ha già visto Pompeo accusare gli europei di essersi «schierati con gli Ayatollah».

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